Il progetto in questione è finalizzato ad effettuare una ricognizione in ambito nazionale delle tesi di Dottorato aventi come oggetto la lingua, la cultura, la storia, la politica e la società cinese, con particolare attenzione alle ricerche sia di dottorandi che hanno da poco conseguito il titolo, sia di quelli ancora in corso, compresi tra il 32° e il 36° ciclo. È stato escluso temporaneamente il 37° ciclo, che al momento non è ancora andato completamente a regime in tutte le università.
Dopo una fase preparatoria, l’indagine è stata avviata a fine gennaio 2021, con una call lanciata attraverso la newsletter dell’Associazione, rivolta sia ai docenti afferenti ai diversi Collegi di Dottorato, sia ai dottorandi iscritti all’AISC, i quali hanno a loro volta diffuso l’informativa tra i propri colleghi. Attraverso i riscontri ottenuti e soprattutto mediante un’attenta ricerca condotta sui siti web dei vari corsi di Dottorato, a metà novembre 2021 sono riuscita a completare l’estrazione di un campione rappresentativo di 78 schede; ciascuna di esse contiene le informazioni essenziali relative a ciascun candidato: ciclo, corso di Dottorato, università di appartenenza, titolo del progetto di ricerca e, nella maggior parte dei casi, una breve presentazione dello stesso.
I dati raccolti riguardano sia i Dottorati che potremmo definire ’orientalisti’, i cui docenti e le discipline ad essi afferenti rientrano nei SSD L-OR/20, L-OR-/21 e L-OR/23, sia quelli incardinati su materie non ‘orientaliste’: al primo gruppo appartengono i corsi delle Università di Venezia “Ca’ Foscari”, Roma “Sapienza” e Napoli “L’Orientale”; al secondo quelli di altre 16 università, improntati su indirizzi letterari, storici, di scienze sociali e di relazioni internazionali: Bologna “Alma Mater”, Catania, Firenze, Milano Cattolica, Milano Statale, Padova, Pavia, Perugia, Pisa, Roma LUISS, Roma Tre, Roma UNINT, Trento, Udine, Verona e Università del Salento. Da un primo esame, appare come la distribuzione delle tesi si configuri per circa il 38,5% nelle tre Università ‘orientaliste’ e per il 61,5% nelle rimanenti 16, come appare nella fig.1.

Analizzando in modo più particolareggiato una distribuzione delle tesi per ciascuna università, dalla fig. 2 si evincono le seguenti percentuali: il 23% a Roma “Sapienza”, il 21,8% a Venezia “Ca’ Foscari”, il 7,7% a Padova, il 3,9% a Napoli “L’Orientale”, Milano Cattolica, Firenze, Perugia, Verona e Catania. È importante sottolineare che, negli insiemi appena considerati e in quelli successivi, il riferimento all’Ateneo di Venezia “Ca’ Foscari” include anche i dati relativi al programma di Ph.D. internazionale con l’Università di Heidelberg, che compaiono sulla pagina del sito del Dottorato in Studi sull’Asia e sull’Africa. Allo stesso tempo, il rimando all’Ateneo di Roma “Sapienza” comprende sia le informazioni relative al Dottorato in Civiltà dell’Asia e dell’Africa, sia quelle inerenti altri corsi delle Facoltà di Scienze Politiche e di Lettere e Filosofia. 

Dalla fig. 3, dedicata alla distribuzione delle tesi per discipline, si nota che una percentuale cospicua di esse è in linguistica, il 28,2%, mentre il 24,3% è in letteratura, il 10,2% in storia, il 6,4% sia in politica contemporanea, che in relazioni internazionali e geopolitica, il 3,8% sia in arte, che in cinema e televisione (nella figura in questione le percentuali sono però generate con arrotondamento). 
Raggruppando da una parte le materie linguistiche/letterarie/artistiche (linguistica, letteratura, arte, teatro, musica) e dall’altra quelle storico-sociali (storia, politica contemporanea, relazioni internazionali/geopolitica, sociologia/antropologia, religioni e filosofie, media, gender studies, digital humanities) risulta un’ampia preponderanza del primo gruppo al 60,1%, rispetto al 39,9% del secondo, come mostra la fig.4. Tale prevalenza sembra rispecchiare una tendenza evidente anche all’interno dei Dottorati ‘orientalisti’, come pure dei relativi corsi di laurea.  

Inoltre, è interessante considerare le diverse suddivisioni specialistiche afferenti a ciascun gruppo disciplinare, con relative ripartizioni tra le varie università. Per quanto riguarda l’insieme di linguistica (fig.5), al suo interno è predominante la didattica delle lingue al 45,4%, seguita da linguistica generale e da linguistica missionaria, entrambe al 18,2%, lessicologia e lessicografia al 13,6%, sociolinguistica al 4,5%. Tra esse, didattica delle lingue è presente al 40% a Venezia “Ca’ Foscari”, al 20% a Firenze e al 30% a Roma “Sapienza”, dove il 50% degli argomenti di tesi è rappresentato da linguistica generale e linguistica missionaria; quest’ultima materia appare al 25% sia a Venezia “Ca’ Foscari”, che a Milano Cattolica.

Relativamente al gruppo di letteratura (fig.6), al suo interno è predominante la letteratura comparata al 47,4%, con una percentuale più alta a Roma “Sapienza”, seguita da Catania, Roma Tre, Padova, Firenze e Bologna. Al 21% si assestano sia la letteratura classica, che la letteratura moderna e contemporanea: la prima principalmente a Napoli “L’Orientale” e all’Università del Salento, la seconda a Venezia “Ca’ Foscari”, “Sapienza” e in percentuale maggiore a Roma Tre; quest’ultima sede vanta inoltre studi sulla letteratura di Taiwan. 

Per quanto riguarda il raggruppamento storico (fig.7), la storia antica appare al 16,6%, quella moderna e contemporanea al 27,8%, con prevalenza della prima a “Ca’ Foscari” e “L’Orientale”, della seconda invece a “Ca’ Foscari”, a “Sapienza” e a Milano Cattolica. Politica contemporanea e Geopolitica/Relazioni internazionali presentano entrambe percentuali analoghe, al 27,8%: la prima è predominante a Padova, “Ca’ Foscari”, “Sapienza” e Trento, la seconda a “Sapienza”, “Ca’ Foscari”, Pisa e Trento.

Per altre discipline rimanenti (fig.3, 8 e 9), l’arte si presenta al 3,9%, con una preponderanza di due terzi dell’arte contemporanea rispetto a quella classica, a “Ca’ Foscari” e a “Sapienza”; religioni e filosofie al 2,6%, con studi sul buddismo a Perugia; economia al 2,6%, a Pisa e alla Luiss; diritto al 1,3% a Udine; Media/Cinema e televisione al 3,9%, con due terzi a “Ca’ Foscari” e un terzo a “Sapienza”.

Un elemento interessante che emerge dall’analisi effettuata è l’alta percentuale degli studenti cinesi iscritti ai nostri corsi, il 43,6% del totale. 

Come evidenziato nella fig. 10, anche i loro orientamenti di ricerca si concentrano sulle materie più investigate a livello generale nel campione esaminato, ossia letteratura e linguistica, entrambe al 29,4%; fanno poi seguito arte e politica contemporanea all’8,8%; infine al 2,9% diritto, relazioni internazionali, storia, arte, musica e sociologia. La maggior parte degli studenti cinesi frequenta “Ca’ Foscari”, per il 23,5%, per il 20,6% “Sapienza”, per il 14,7% Padova, per l’8,8% Firenze, per il 5,8% Verona e Catania; una percentuale più bassa, del 2,9%, Milano Statale, Cattolica, Roma Tre, “L’Orientale”, Perugia, Bologna e Udine (fig.11). 

Un numero così alto di studenti cinesi induce ad alcune riflessioni, anche relativamente all’apporto che l’accademia italiana sta fornendo alla formazione delle giovani generazioni intellettuali della Repubblica Popolare; tuttavia, non sono da trascurare alcuni aspetti problematici che ho riscontrato nell’ambito del corso di Dottorato di cui sono stata Coordinatrice per due mandati e di cui continuo ad occuparmi in qualità di Responsabile scientifico di area per l’Asia Orientale: a parte le difficoltà linguistiche, facilmente superabili o meno a seconda dei casi, i maggiori ostacoli permangono soprattutto rispetto alle diversità nell’approccio alla ricerca e nell’impostazione scientifica e metodologica. 
In conclusione, quanto sinora esposto può considerarsi solo uno sguardo d’insieme sintetico, che potrebbe essere approfondito in alcuni punti. Nel definire un censimento aggiornato delle tesi riguardanti la Cina, l’AISC potrebbe svolgere un ruolo autorevole per il raccordo e il confronto tra le varie realtà accademiche, soprattutto tra corsi ‘orientalisti’ e quelli non ‘orientalisti’. Si potrebbero in seguito immaginare delle attività progettate ad hoc per i dottorandi e per lo scambio delle loro esperienze; sebbene questi incontri già avvengano tra i Dottorati di “Ca’ Foscari” e “Sapienza”, coinvolgendo tutte le diverse aree, dal Medio all’Estremo Oriente, essi potrebbero essere più proficui se rivolti esclusivamente alla sezione sinologica.  
Infine, l’indagine relativa alle tesi potrebbe essere estesa in seguito ai nuovi iscritti al 37° ciclo e l’analisi potrebbe essere allargata anche alle criticità che sono sorte con la pandemia e che hanno generato non poche difficoltà per il buon esito di molte ricerche, le quali avrebbero necessitato invece di soggiorni di studio e di ricerca in Cina. Ma tali eventuali sviluppi dipenderanno dalle prospettive e dagli orientamenti del nuovo Direttivo.

Marina Miranda

         Roma, 18 novembre 2021

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