Negli ultimi anni, con Stefano ci siamo visti in rare occasioni, ma la rete di amici comuni ci ha sempre unito anche quando non riuscivamo a sentirci. Non so quale senso abbia, ma vorrei scrivere un paio di ricordi, tanto per fermarli e non lasciarli svanire. Lo ricordo in una conferenza dell’IABS, a Losanna. Nei rari momenti in cui non era occupato a discutere di testi cinesi con i suoi colleghi, si dedicava a facilitare l’incontro fra giovani studiosi e celebri professori: fu lui a presentarmi Lambert Schmithausen. Ci rivedemmo qualche anno dopo, sempre alla conferenza dell’IABS in una Bangkok afosa. Imbarazzati ma anche divertiti perché eravamo fra i pochi ad essere completamente bagnati di sudore, mentre ci asciugavamo il viso tentavamo di analizzare il termine anābhoga: Stefano riuscì a spiegare a me, ignaro di Cinese, una possibile traduzione con zìrán (自然). Sentivo che stavo parlando con un amico. E sentivo che questo amico era in contatto diretto con un mondo antico che continuava a vivere nella sua mente e nel suo cuore, e attraverso la sua voce tornava ad esistere anche nel nostro mondo moderno. Grazie, Stefano.

Claudio Cicuzza (Webster University, Thailand)

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