XVII Convegno dell’ Associazione Italiana di Studi Cinesi
Università Ca’ Foscari Venezia

5-7 settembre 2019

 GIORNO 1

  5 settembre

PANEL 1 “Pratiche di riscrittura della/nella letteratura cinese classica e premoderna” Ca’Dolfin – Aula Magna 9.30-11.00

 Presentazione del panel
Coordinatrice: Barbara Bisetto

Nella prospettiva teorica della semiotica della cultura, le pratiche di riscrittura, qui intese come insieme delle forme di elaborazione metatestuale (traduzioni, citazioni, rifacimenti, adattamenti, per citare solo alcuni esempi), costituiscono uno dei canali fondamentali di comunicazione intra- e interculturale. Se da un lato la ricorsività di determinati elementi discorsivi considerati importanti dal punto di vista dell’identità di una comunità garantisce la formazione, la preservazione e l’attualizzazione di una memoria culturale condivisa e pone le basi per possibilità di comparazione e mediazione interculturale, dall’altro lato le variazioni e gli slittamenti che i diversi processi di riscrittura mettono in gioco permettono l’accesso alle differenze, creative e innovative, che emergono nel dialogo intertestuale.

Questo panel intende indagare fenomeni di riscrittura e risemantizzazione di temi, testi e spazi geografici e culturali della tradizione letteraria classica e premoderna, e riflettere sui problemi e sugli strumenti interpretativi e operativi che caratterizzano l’attività di comparazione intra- e interculturale.

  

Giovanni Vitiello (Università di Napoli “L’Orientale”)

 I confini dell’osceno: la vita del Principe di Hailing tra storiografia e pornografia

 La vita lussuriosa del Principe di Hailing, già registrata nella Storia dei Jin (Jin shi), è stata l’oggetto di vari trattamenti narrativi nel corso dei secoli, espandendosi e restringendosi tra elaborazioni pornografiche e riduzioni censorie fino a tempi recenti. Il mio intervento si propone di seguire la traiettoria testuale di questa trama scandalosa che, oltre a ispirare un romanzo pornografico della prima metà del Seicento, si trova anche fortuitamente associata con alcuni dei testi chiave della storia della narrativa vernacolare cinese, dalle Tre parole (San yan) di Feng Menglong alle Novelle della capitale (Jingben tongsu xiaoshuo), la raccolta di racconti Song clamorosamente scoperta e data alle stampe cent’anni fa, per essere denunciata poi come clamoroso falso solo qualche decennio dopo.

 

Alessandro Tosco (Università degli Studi di Enna “Kore”)

 Madri contenziose e figlioli prodighi: echi biblici in drammi cinesi di epoca Yuan

Se il teatro cinese classico è spesso stato comparato, per forma e contenuto, alla produzione teatrale occidentale, in primis la tragedia greca o la drammaturgia shakespeariana, poca attenzione ha suscitato l’analisi di alcuni libretti che, per tematiche e intreccio narrativo, paiono evocare storie di biblica memoria. Il presente contributo mira ad analizzare alcuni zaju雜劇di epoca Yuan in cui è possibile cogliere echi di narrazioni delle Sacre Scritture; in particolare, si propone un’analisi dei drammi Le memorie del cerchio di gesso (Huilan ji灰闌記) di Li Xingdao李行道 (XIV sec.), e de Il figliuolo che causò la rovina della famiglia (Pojia zidi破家子弟) di Qin Jianfu秦簡夫 (XIV sec.). Nel primo libretto il celebre giudice Bao (Bao daizhi包待製) è chiamato a risolvere l’intricato caso di due donne che rivendicano la maternità di un figlio. Il contenzioso e soprattutto lo stratagemma attuato dal sagace giudice riecheggiano l’episodio del saggio re Salomone, riportato nel Primo libro dei Re (3,16-28). Nel secondo libretto invece la storia del figlio ingrato, che dilapida il patrimonio familiare, si redime e ritorna sulla retta via, ricorda il “figliol prodigo” della parabola riportata nel Vangelo di Luca (15,11-32). Queste narrazioni, nel contesto cinese, trovano riscontro in fonti precedenti ascrivibili alla morale confuciana, e paiono dunque riscritture e manipolazioni testuali piuttosto che traduzioni e pratiche metatestuali. Fine ultimo del contributo è dimostrare come alcuni topoi letterari e strutture narrative si ritrovino simili in sistemi culturali molto distanti fra loro, e, pur muovendo da considerazioni filosofiche e religiose assai differenti, si giunga a conclusioni molto simili, dove è possibile scorgere, al di là delle differenziazioni fra le varie dottrine, alcuni valori che è lecito definire “universali”.

 

Anna Di Toro (Università per Stranieri di Siena)

 Il Rulin waishi. Un percorso tra i commenti

Il Rulin waishi儒林外史 (RLWS) è un’opera di grande complessità, il cui influsso sullo sviluppo della narrativa cinese posteriore è stato fondamentale (basti ricordare l’elogio che ne fece Lu Xun nel suo Zhongguo xiaoshuo shilüe 中國小說史略, 1923-24). L’opera di Wu Jingzi 吳敬梓 (1701-1754) rappresenta il culmine del filone, prettamente autoreferenziale, del ‘romanzo dei letterati’, con cui alcuni circoli di intellettuali crearono uno spazio di auto espressione e di critica nei confronti dell’ipocrisia morale dei letterati loro contemporanei, rappresentanti della classe a cui appartenevano sia gli autori che i lettori di queste opere. Un aspetto fondamentale della diffusione del romanzo è rappresentato dalla prassi del pingdian评点 (letteralmente “chiosare e punteggiare”), che si esplica in varie modalità di commento al testo, attuate fin dalle prime edizioni dell’opera, che vanno dai commenti ai singoli capitoli alle note a margine. La presente relazione intende offrire una panoramica di questi commenti, delineando i principali aspetti su cui si concentrano (chiose di carattere storico, considerazioni su personalità e gesta dei personaggi, osservazioni su questioni stilistiche e su aspetti compositivi del romanzo, ecc.) e il loro ruolo nella trasmissione del romanzo, sia intra-culturale, indagandone l’influsso sulle interpretazioni del RLWS all’interno del mondo cinese, sia nelle sue possibili declinazioni interculturali, specialmente nell’ottica della traduzione in altre lingue.

 

Bibliografia essenziale:

Bi Lian 薜蓮,“Rulin waishi” xinshuo  «儒林外史» 新說 (Nuovi studi sul Rulinwaishi), Zhongguo shehui kexue chubanshe, Pechino, 2013

Fang Zhengyao 方正耀, Zhongguo gudian xiaoshuo lilun shi 《中国古典小说理论史》(Storia della teoria del romanzo classico cinese), Huadong Shifan Daxue chubanshe, Shanghai, 2005

Hsia C. T., The Classic Chinese Novel, a Critical Introduction, Columbia University Press, New York and London, 1968

Li Hanqiu 李漢秋, Rulin waishi: huijiao huiping «儒林外史»:彚校彚評 (Rulin waishi, edizione critica annotata), Shanghai, Shanghai Guji chubanshe, 2010

Li Hanqiu 李漢秋, Rulin waishi yanjiu xin shuji «儒林外史»研究新世纪 (Un nuovo secolo di studi sul Rulin waishi), Jiaotong Daxue chubanshe, Shanghai, 2013

Rolston David L. (ed.), How to read the Chinese Novel, Princeton Univ. Press, Princeton, New Jersey, 1990

Shang Wei, Rulin waishi and Cultural Transformation in Late Imperial China (Harvard-Yenching Institute Monograph Series), Cambridge (Mass.) e Londra, Harvard University Asia Center, 2003

Shang Wei, ‘The literati era and its demise’, in Kang-I Sun Chang and Stephen Owen The Cambridge History of Chinese Literature,Cambridge University Press, Ney York, 2010, pp. 245-332

Traduzioni :

Tchang Fou-jouei (trad.), Chronique indiscrète des Mandarins, Parigi, Gallimard, 1976

Yang Gladis, Yang Hsien-yi (trad.), The Scholars, Pechino, Foreign Language Press, 1957

Voskresenskij Dimitrij N. (trad.), Neoficial’naja istorija konfuciancev, Mosca, Chudožestvennoj Literatury, 1959

 

Barbara Bisetto (Università di Verona)

 Riscrivere l’incontro con una immortale: analisi del romanzo Xixiang ji yanyi(1918)

Sin dai tempi della sua composizione in epoca Tang, la storia della vicenda amorosa tra lo studente Zhang e la cugina Cui Yingying ha continuato a ispirare generazioni di poeti, drammaturghi e narratori. Tra le riscritture più famose figura senza dubbio la serie di zaju composta in epoca Yuan da Wang Shifu (attivo 1297-1307) e nota con il titolo Xixiang ji, opera che trovò a sua volta una importante valorizzazione letteraria nell’edizione commentata curata dal critico Jin Shengtan (1608-1661) nel periodo tardo Ming. Nel 1918, nel pieno della complessa temperie intellettuale che animò la cultura letteraria nei primi anni dopo la nascita della Repubblica, una nuova riscrittura del dramma in forma romanzesca fu proposta da un giovane scrittore e giornalista di nome Yu Xuelun (1892-1967), esponente della corrente delle “anatre mandarine e delle farfalle”. L’opera, intitolata Xixiang ji yanyi, presenta un articolato rapporto di riscrittura sia con la novella Tang sia con lo zaju Yuan mediato dal commento di Jin Shengtan.

Questo intervento si propone di analizzare il processo di riscrittura attuato nell’opera Xixiang ji yanyi sia nella dimensione linguistica sia nella dimensione culturale al fine di mettere in luce la valenza che tale riscrittura assume nel sistema storico-letterario dell’epoca.

 

PANEL 1 “Pratiche di riscrittura della/nella letteratura cinese classica e premoderna” (II parte) Ca’Dolfin – Aula Magna 11.30 – 13.00

 

Daniele Beltrame (Università Ca’ Foscari Venezia)

 Scritto con l’acqua. Scrittura e riscrittura di Suzhou come “Venezia dell’Oriente”

Suzhou era nota in Europa fin dalla descrizione che ne fece Marco Polo nel suo Milione. In seguito alla “riscoperta” della Cina in epoca moderna anche la città fu ricostruita nell’immaginario europeo. Nei resoconti dei gesuiti nacque l’immagine di Suzhou come “Venezia dell’Oriente”, la cui rappresentazione fu ribadita nel corso dei secoli da molti atri autori. Dalla fine del Settecento giunsero in Cina mercanti e diplomatici eredi della tradizione del Grand Tour, che attraverso il filtro del “pittoresco”, rafforzarono ancor più l’associazione fra Suzhou e Venezia ereditata dai gesuiti.

Quest’affinità nella rappresentazione delle due città fu riconosciuta col tempo dagli stessi cinesi che spesso descrissero Venezia come una città simile a Suzhou nelle loro relazioni di viaggio. La stessa proposta di Suzhou come città gemella di Venezia fu avanzata dai cinesi. Il gemellaggio fra le due città, siglato nel marzo 1980, sancì ufficialmente questo legame. Negli anni Novanta invece si farà strada l’orgoglio della primogenitura di Suzhou: in questo contesto la città venne riscritta come senza pari nel mondo.

Oggetto dell’intervento sono le fasi della scrittura e delle successive riscritture della rappresentazione della città di Suzhou come “Venezia della Cina” per dimostrare quanto questa relazione tra Venezia e Suzhou fu creata attraverso l’avvicendarsi di rappresentazioni orientalistiche, dalla diplomazia postmaoista e da una sorta di auto-orientalismo in tempi più recenti, fino a giungere al riscatto degli ultimi anni, che non esclude del tutto l’ormai formulare parentela fra le due città.

 

 

 

 

PANEL 2 “Sono solo particelle: usi, funzioni e apprendimento delle yuqici del cinese moderno” Ca’Dolfin – Aula 1 9.30-11.00

 

 

Presentazione del panel
Coordinatrice: Chiara Romagnoli

L’insieme delle particelle modali del cinese moderno pone problemi tanto per la definizione degli elementi che lo costituisce quanto per la classificazione e definizione delle diverse unità. Caratteristiche della lingua parlata e di alta frequenza d’uso, le particelle sono state analizzate da diverse prospettive teoriche e in relazione a diversi fenomeni della lingua. Questo panel si propone di riflettere sulle particelle da diverse prospettive di ricerca, accomunate tuttavia dall’analisi di dati autentici raccolti ad hoc o tratti da corpora.

In particolare, Chiara Romagnoli analizza l’uso delle particelle in relazione agli atti linguistici soffermandosi sull’analisi delle particelle a啊, ba吧e ma吗, segnalandone le funzioni comuni e quelle specifiche nonché la co-occorrenza di segnali discorsivi tipicamente usati nella formulazione degli atti linguistici presi in esame.Carmen Lepadatprende in esame la relazione tra particelle modali e topic posposti o dislocati a destra dal punto di vista della struttura dell’informazione. Lo studio è basato sull’analisi di un corpus di cinese parlato spontaneo (CallFriend-MainlandChinese) e mette in relazione la presenza di marche modalie il grado di attivazione/identificabilità dei referenti dislocati. Da una prospettiva simile, Marco Casentini propone un’analisi della particellaa啊 come topic marker nelle costruzioni topic-comment del cinese. Lo studio si basa sull’analisi di un corpus scritto cinese (Chinese Web 2011) ed è mirato a definire le proprietà sintattico – semantiche del topic marcato dalla particella in base alle relazioni che lo legano con il contesto linguistico in cui occorre.Sergio Conti invece affronta l’uso delle particelle modali da parte di apprendenti di cinese lingua straniera nelle interazioni con parlanti nativi secondo una prospettiva longitudinale. I partecipanti sono apprendenti italofoni iscritti al secondo anno di laurea triennale che hanno preso parte al progetto di Tandem con gli studenti Marco Polo / Turandot del CLA di Roma Tre durante un periodo di tre mesi. Le sessioni di Tandem, che consistono in conversazioni semi-guidate tra nativi e non-nativi, sono state registrate, trascritte e analizzate secondo i metodi della Conversation Analysis.

 

Chiara Romagnoli (Università “Roma Tre”)

 L’uso delle particelle negli atti linguistici: dati e analisi

Frequentemente impiegate nella lingua parlata, le particellefinali del cinese moderno sono state oggetto di numerosi studi che ne hanno evidenziato le diverse proprietà sintattiche e semantiche (Lü 1942, Chao 1979, Li & Thompson 1981, Simpson 2014). Più rare le indagini che hanno osservato l’uso delle particelle in prospettiva pragmatica e in particolare in relazione agli atti linguistici (tra questi Lee-Wong 1998, Ljungqvist 2010). Scopo di questo studio è analizzare le particelle a 啊, ba吧 e ma吗 sulla base di un campione di dati tratti da un Discourse Completion Test somministrato a 50 parlanti nativi e focalizzato sull’atto linguistico delle scuse. Le diverse situazioni proposte, e le variabili ad esse associate, hanno permesso di individuare funzioni comuni e specifiche nonché la co-occorrenza di segnali discorsivi tipicamente usati nella formulazione dell’atto linguistico preso in esame.

 

 

Carmen Lepadat (Università “Roma Tre”)

Particelle modali e dislocazioni a destra: uno studio preliminare sul cinese parlato

 Il presente studio propone un’analisi preliminare del rapporto tra dislocazioni a destra e particelle modali in cinese mandarino. Dati provenienti dal corpus di cinese parlato spontaneo CallFriend suggeriscono che queste particelle possono svolgere, tra le altre, anche funzioni strettamente connesse con la struttura dell’informazione, l’attivazione e l’identificabilità dei referenti. L’esempio (1) mostra come le particelle segnalino la pertinenza del materiale posposto con la frase che lo precede (Chu 2009), permettendo così al parlante di esplicitare nella dislocazione un referente identificabile ma non attivo, precedentemente introdotto all’interno della frase principale in forma ridotta:

  1. 啊, 那后来那谁怎么办呢, 那个, 刘江呢.

Ah, allora dopo DEM INDF come fare P DEM Liu Jiang P

‘Ah, e alla fine con quello come hai fatto, con Liu Jiang?’

 

 Marco Casentini (Università di Roma “La Sapienza”)

 Il topic marcato da a e le sue relazioni con il contesto

Le particelle in cinese possono avere funzioni differenti in base alla loro posizione all’interno della frase. Un uso particolarmente consistente è quello di topic marker e gli studi al riguardo sono numerosi. Tuttavia, mentre per le particelle ne呢, ba吧 e ma嘛 gli studi sembrano fornire analisi più dettagliate (in particolare nel caso di ne), per quanto riguarda la particella a啊, invece, i pochi studi finora condotti non sono altrettanto sviluppati. Ad esempio, Deng (2015), definisce a啊 come una semplice marca di topic che non ha restrizioni nell’uso. Tuttavia, attraverso un’analisi del corpus Chinese Web 2011, si mostrerà come i costituenti marcati da a啊 stabiliscano relazioni specifiche con il co-testo che li precede (tra cui, la selezione di un elemento da un gruppo più ampio) o rappresentino il topic di una frase esclamativa.

 

 

PANEL 2 “Sono solo particelle: usi, funzioni e apprendimento delle yuqici del cinese moderno” (II parte) Ca’Dolfin – Aula 1 11.30 – 13.00

 

Sergio Conti (Università di Roma “La Sapienza”)

L’uso delle particelle modali nelle interazioni tra apprendenti e parlanti nativi

 

L’acquisizione e l’insegnamento delle particelle modali in cinese lingua straniera (CLS) sono stati oggetto di un numero limitato di studi. Alcuni hanno analizzato gli errori più frequenti commessi dagli apprendenti (e.g. Xu, 2002), altri hanno avanzato suggerimenti per l’insegnamento, soprattutto per le particelle ne 呢 e ba 吧 (e.g. Liu, 2012), che secondo Badan e Romagnoli (2018) sono le più difficili da acquisire. Il presente studio si propone di analizzare l’uso delle particelle modali da parte di apprendenti di CLS nelle interazioni con parlanti nativi. I partecipanti sono apprendenti italofoni che hanno preso parte al progetto di Tandem con gli studenti Marco Polo/Turandot del CLA di Roma Tre; le sessioni di Tandem sono state analizzate secondo i metodi della Conversation Analysis. Lo studio descrive le principali categorie di particelle modali impiegate dai partecipanti e le funzioni comunicative da esse svolte.

 

Federico Madaro (Università di Torino)

 La particella modale e le sue implicazioni di carattere pragmatico

La particella modale 呗, tipica della lingua parlata, è prevalentemente usata in frasi assertive e volitive e viene sovente posta al fondo di enunciati costituiti da un periodo composto con iterazione del verbo (V + 就 + V + 呗) per esprimere l’evidenza e l’indiscutibilità del contenuto dell’enunciato. È spesso assimilata alla particella modale 吧, di cui rappresenterebbe un grado più elevato di “coloritura emozionale”, secondo la definizione presente nello Xiandai HanyuBabai Ci. Tuttavia, l’analisi degli esempi d’uso mette in evidenza un utilizzo ben più articolato e sfumato di quello in cui viene generalmente inquadrata tale particella, sia in riferimento al contenuto dell’enunciato sia per quanto riguarda l’atteggiamento del parlante nei confronti dell’ascoltatore. In base a queste due linee conduttrici cercherò pertanto di individuare le varie sfumature modali ad essa correlate, tentando di evidenziare altresì le sue peculiarità pragmatiche.

 

 

PANEL 3 “Il diritto cinese: prospettive storiche e linguistiche” Ca’Dolfin – Aula 2 9.30-11.00

  

Presentazione panel
Coordinatrice: Sara D’Attoma

 Il diritto cinese e in particolare la sua evoluzione sono stati indagati profusamente dalla comunità accademica nazionale e internazionale da un punto di vista della dottrina e della giurisprudenza in una prospettiva per lo più comparatistica. Come è ben noto, in Cina già dalla fine XIX secolo e in particolare negli anni Trenta del secolo scorso la circolazione dei modelli giuridici sia di matrice europea sia sovietica hanno influito sulla creazione di un corpus normativo che, con le dovute modifiche, è alla base del sistema giuridico cinese. Il diritto, infatti, per sua natura non è un’entità immutabile, al contrario necessita di essere contestualizzato in base al periodo storico, al luogo e alla cultura di un Paese, ed è quindi il prodotto di una determinata società. Dunque, se da un lato si configura lo studio per lo più giuridico del sistema legale cinese, dall’altro, il panorama italiano in particolare si caratterizza per una carenza di studi incentrati sul linguaggio cinese giuridico1 come sistema funzionale al diritto (eccezion fatta per alcune traduzioni di testi normativi di stampo prettamente giuridico e non linguistico2) e la ricezione di termini e istituti sia in una prospettiva sincronica sia diacronica3. L’utilizzo della lingua è cruciale per qualsiasi sistema giuridico a ragione del fatto che il legislatore si serve tipicamente della lingua per produrre le leggi e i tribunali per motivare le decisioni, e non può esistere diritto senza una lingua di riferimento. Sulla base di quanto delineato fino ad ora il panel si pone come obiettivo quello di accogliere contributi che affrontino la materia del diritto cinese attraverso diverse prospettive sia storiche sia linguistiche o in taluni casi entrambe, con l’intento di favorire studi multidisciplinari e innovativi.

 

 

Lara Colangelo (Università degli Studi “G. d’Annunzio” Chieti – Pescara)

 Le XII Tavole in Cina:

le prime descrizioni nelle fonti in lingua cinese di epoca tardo-Qing

 La legge delle XII Tavole è il più antico codice legislativo dell’Occidente. Promulgata verso la metà del V secolo a.C. e distrutta a seguito dell’invasione dei Galli, fu per secoli fonte primaria del diritto romano e, sin dall’età dell’Umanesimo, numerosi sono stati i tentativi di ricostruirla da parte dei giuristi occidentali. Di recente anche il mondo accademico cinese ha mostrato una crescita di interesse verso lo studio e la traduzione di quest’opera, della quale dal secolo scorsosono comparse diverse versioni in lingua cinese. Ma qual è l’origine della presentazione di tale codice in Cina? Quale l’evoluzione del suo studio? Al fine di aggiungere un tassello fondamentale alla ricostruzione del processo di introduzione della tradizione giuridica romanistica in Cina, il presente intervento si propone di rispondere a questi interrogativi, provando a gettare luce sulla storia dellaricezione delle XII Tavole, con un focus specifico sulle prime descrizioni nelle fonti cinesi di epoca tardo-Qing.

 

Bibliografia essenziale

Diliberto, Oliviero. 2005. «Umanesimo giuridico – antiquario e palingenesi delle XII Tavole. 1. Ham. 254, Par. Lat. 6128 e Ms. Regg. C. 398», in Annali dell’Università di Palermo 50, Umanesimo giuridico – antiquario e palingenesi delle XII Tavole., in “AUPA” 50: 83 – 116.

Diliberto, Oliviero. 2001. Bibliografia ragionata delle edizioni a stampa della Legge delle XII Tavole, secoli XIV-XX. Roma: Robin edizioni.

He Qinhua. 2008. Zhongguo faxue shi (III). Beijing: Falü chubanshe.

He Qinhua. 2014. «‘Shi’er biao fa’: gu Luoma di yi bu chengwen fa». Jiancha fengyun 6: 32-34.

Xu Guodong. 2019. «Dui “Shi’er biao fa” liu ge quan yi ben de bijiao yanjiu». Jingmao falü pinglun 1: 100-119.

Xu Guodong. 2017. «‘Shi’er biaofa’ zai Zhongguo». Henan Caijing Zhengfa Daxue Xuebao 1: 20-40.

 

Sara D’Attoma (Università degli Studi di Verona)

 Lessico famigliare: definizioni giuridiche e linguaggio della nuova Legge contro la violenza domestica in Cina

 Secondo alcuni studiosi i termini “violenza familiare” (jiating baoli) sono stati introdotti in Cina nel 1994 nel Zhongguo Funü Bao (Zhao: 2000). Sebbene l’espressione fosse già apparsa in alcuni regolamenti locali prima della fine del XXI secolo, è stata usata per la prima volta nella legislazione nazionale cinese solo nel 2001, nel diritto matrimoniale della RPC. Partendo dal termine “violenza domestica” nel contesto internazionale, si analizzerà poi la definizione di jiating baoli nelquadro giuridico cinese, concentrandosi in particolare su come l’attuale definizione giuridica presente nella Legge contro la violenza domestica del 2016 si sia sviluppata attraverso le bozze e altri documenti legali. Inoltre, in questo studio verranno indagate altre espressioni ricorrenti nella nuova legge: i termini “persone che vivono insieme” (gongtong shenghuo de ren); “ordini di protezione contro gli abusi familiari” (renshen anquan anquan bahu ling) e “avvertimenti scritti” (gaojie shu).

Con questa analisi ci si propone di combinare una prospettiva giuridica e una linguistica al fine di far emergere le questioni più rilevanti nello sviluppo della legislazione contro la violenza domestica in Cina.

 

Bibliografia essenziale

Buzawa, Eve S.; Buzawa, Carl G. (a cura di). 2017. Global Responses to Domestic Violence. Springer International Publishing.

Cheng, Le; Wang, Xin. 2018. «Legislative Exploration of Domestic Violence in the People’s Republic of China: A Sociosemiotic Perspective». Semiotica 224: 249–268.

Chen, Min. 2013. Shejiating baoli anjian shenli jineng (Judicial Skills on Domestic Violence Cases) Renminfayuan chubanshe, Beijing.

Lu, Wenjie. 2017. « ‘Fan jiating baoli fa’ zhi ‘jiating chengyuan yiwai gongtong shenghuo de ren’ heli jieding». Tianjin faxue 4 (132): 59-66.

Xia, Yilan (2011) Jiating baoli fangzhifa, zhiduxing jiegou yanjiu. Beijing: Zhongguo shehui kexue chubashe.

Zhao, Yuhong. 2000. «Domestic Violence in China: in Search of Legal and Social Responses». UCLA Pacific Basin Law Journal 18 (2): 212-251.

 

 

Michele Mannoni (Università degli Studi di Verona)

 Disambiguazione e traduzione del lessico giuridico cinese: weituo(委托)  e daili(代理)

 Quasi cinquant’anni orsono da quando Stanely Lubman ha affermato che la lingua cinese non ha un lessico giuridico specializzato (Lubman 1970, 230), sebbene sia stata recentemente osservata una tendenza opposta (Qu 2015). Tuttavia, come noto in linguistica, l’ambiguità e l’indeterminatezza non sono esclusivamente proprie dei linguaggi non specialistici, bensì sono fenomeni osservabili anche nei linguaggi tecnici (LSP), anche laddove il senso comune vorrebbe che i termini fossero privi di ambiguità semantica, come nel caso del lessico giuridico, dove minore ambiguità lessicale e testuale è spesso idealmente accostata alla possibilità di una maggiore tutela dei propri diritti soggettivi (Simonnæs 2007; Ross C. e Ross L. 1997; Anesa 2014). Scopo del presente studio è gettar luce sul significato interlinguistico in italiano di alcuni termini particolarmente ambigui, e dunque ostici dal punto di vista traduttivo, afferenti alla c.d. sostituzione negoziale (Pugliatti 1965; Salomoni 1997), quali weituo (委托) e daili (代理), costituenti di combinazioni altrettanto ambigue come ad esempio weituo dailishu (委托代理书), analizzando tali termini in prospettiva metalinguistica e metatestuale, anche in virtù dell’origine occidentale di tali nozioni. Lo studio si conclude infine con una discussione generale sull’ambiguità nel linguaggio giuridico cinese e sulle possibili concause.

 

Bibliografia essenziale

Anesa, Patrizia. 2014. «Defining legal vagueness: A contradiction in terms? ». Pólemos 8 (1): 193–209.

Lubman, Stanley B. 1970. «Methodological Problems in Studying Chinese Communist Civil Law».

In Contemporary Chinese Law: Research Problems and Perspectives, a cura di Jerome Alan Cohen, 230–60. Cambridge: Harvard University Press.

Pugliatti, Salvatore. 1965. Studi sulla rappresentanza. Milano: Giuffrè.

Qu, Wensheng. 2015. «Compilations of Law Dictionaries in New China and Their Roles on Standardization of Translated Legal Terms». International Journal for the Semiotics of Law – Revueinternationale de Sémiotique juridique 28 (3): 449–67.

Ross, Claudia, e Lester Ross. 1997. «Language and Law: Sources of systemic vagueness and ambiguous authority in Chinese statutory language». University of British Columbia Law Review, n. 31: 205–54.

Salomoni, Alessandra. 1997. La rappresentanza volontaria. CEDAM.

Simonnæs, Ingrid. 2007. «Vague Legal Concepts: A Contradictio in Adjecto? » In Indeterminacy in Terminology and LSP: Studies in Honour of Heribert Picht, a cura di Bassey Edem Antia, 119–34.Amsterdam/Philadelphia: John Benjamins Publishing

 

PANEL 4 “La Natura nelle Sinosfere di oggi” Ca’Dolfin – Aula Magna 14.30 – 16.00

 

Presentazione del panel
Coordinatrice: Ester Bianchi

Il panel riunisce gli autori dei saggi che compongono il quarto numero della rivista on-line Sinosfere, incentrato sul tema della natura, ed eventualmente altri studiosi che vorranno aggiungersi, per creare un momento di dialogo e dibattito sulle principali concezioni della natura diffuse oggi nel mondo cinese. Il tema della natura sarà affrontato da prospettive diverse in dialogo tra loro, cercando di comprendere quanto è rimasto oggi delle visioni tradizionali e quanto invece è specchio di visioni moderne e occidentali o frutto di trasformazioni e adattamenti imposti dal mondo globale. Alcuni contributi daranno conto della visione tradizionale e della sua riproposizione in epoca contemporanea come concetto filosofico, tema letterario o ideale da perseguire in ambito religioso. Altri si focalizzeranno sulle diverse e più moderne concezioni della natura che emergono nell’eco-letteratura, negli ecomusei e nelle politiche ambientali.

 

Attilio Andreini (Università Ca’ Foscari Venezia)

 “Madre, matrigna, complice, guida: Rappresentazioni della natura secondo il pensiero cinese antico”

Madre, matrigna, complice, guida: rappresentazioni della natura secondo il pensiero cinese antico L’esito di ogni riflessione sulla natura – tanto nel pensiero cinese antico quanto all’interno di ogni altra tradizione speculativa – dipende necessariamente da una premessa, taciuta o espressa che sia. Tale premessa scaturisce da una domanda fondamentale: l’uomo rappresenta un’esperienza unica, peculiare, nel mondo naturale? Le risposte a questa domanda definiscono i termini di quel rapporto complesso tra uomo e natura che, in Cina, ha dato luogo a rappresentazioni plurime, anche molto diverse tra loro, al di là del prevalere di un quadro analogico-correlativo nel quale le due dimensioni si riflettono l’una nell’altra, creando una rispondenza continua di tratti condivisi e di dinamiche convergenti. Ciò significa, forse, che la risposta definitiva sia, di fatto, già data? Ovvero che l’organicismo analogico-correlativo che ha prosperato per millenni in Cina abbia davvero contribuito al consolidamento di una visione armoniosa tra uomo e natura?

 

Maurizio Paolillo (Università del Salento)

 “Il Daoismo e la virata ambientalista cinese”

La presenza evidente della natura nei testi daoisti classici, intesa come modello di spontaneità e di non interferenza, e la riconosciuta influenza del pensiero daoista sulla letteratura, sulla poesia e sulla pittura di paesaggio, hanno portato in Occidente alcuni a considerare il Daoismo come un modello di ambientalismo. Questa visione è stata ripresa dalla Associazione Daoista Cinese, in piena consonanza con le attuali linee guida del Partito, fortemente orientate ad una sempre più estesa protezione ambientale, ma anche da organizzazioni internazionali, come l’ARC (Alliance of Religions and Conservation). Fondata nel 1995 dal Principe Filippo di Edimburgo, questa Associazione (tra i cui benefattori figura la World Bank) “aiuta le maggiori religioni del mondo a sviluppare i propri programmi ambientali”. Nello scorso agosto, è stata inserita sul sito una prima bozza del Piano Settennale 2019-2025 per la protezione dell’ambiente nella comunità cinese daoista. Tra i partner cinesi dell’ARC, figurano il potente Ufficio Cinese degli Affari Religiosi Nazionali e l’Associazione Daoista Cinese. Ma questa come va interpretata questa virata ambientalista del Daoismo? Tradizione, innovazione, distorsione?

 

Luca Pisano(Università degli Studi di Enna “Kore”)

 “Il fiume Danshui tra rappresentazione e immaginazione”

 Il fiume Danshui (Tamsui), insieme al suo ramificato sistema di affluenti, non costituisce soltanto il più importante reticolo idrografico nella zona settentrionale di Taiwan, ma è sin da tempi remoti una delle principali culle della civilizzazione dell’isola. Il suo peculiare ecosistema è stato per secoli fonte di sostentamento essenziale per i gruppi aborigeni stanziatesi lungo il suo corso che dal XVII secolo divenne la principale via di accesso per le prime potenze coloniali (Spagnoli e Olandesi), nonché approdo commerciale per i cinesi continentali che iniziarono a sfruttare le risorse del territorio realizzando i primi insediamenti urbani da cui si svilupperà successivamente la capitale Taipei. Nonostante la ricca eterogeneità del paesaggio che caratterizza il fiume Danshui dalla foce fino ai suoi più lontani tributari, è tuttavia possibile individuare delle immagini che presentano talora una certa ricorsività fissandosi nell’immaginario collettivo, sottoponendosi a successive rielaborazioni e rievocazioni all’interno di differenti tessuti narrativi di autori che hanno vissuto immersi all’interno di quest’ambiente. Questo intervento intende soffermarsi su alcune di queste prime rappresentazioni del fiume Danshui e del suo variegato paesaggio come riflesso della complessa sensibilità dei narratori che lo hanno rappresentato.

 

 

Federica Passi (Università Ca’ FoscariVenezia)

 “La natura in parole: ziran shuxie a Taiwan tra locale e globale”

Eco – letteratura, ecocriticism e ziran shuxie sono denominazioni usate per indicare un fenomeno peculiare della letteratura di Taiwan, capace al contempo di porla in un contesto più ampio di interazione e dialogo con altre letterature, in primis quella americana. A partire dalla fine degli anni ‘80 i concetti di nature writing e di ecocriticism sono stati, infatti, introdotti a Taiwan dagli Stati Uniti, e sull’isola hanno trovato terreno fertile dove svilupparsi, grazie all’eredità della letteratura nativista, alla sinergia con la produzione artistica degli scrittori aborigeni e alla nascente sensibilità ambientalista.

Non solo le opere di autori quali Liu Kexiang, Liao Hongji, Wu Mingyi e Syaman Rapongan ne mostrano gli sviluppi letterari, ma vari sono stati anche i contributi sul piano teorico da parte di scrittori e studiosi dell’isola, tanto da rivendicare come originale contributo taiwanese il concetto di dongwu shuxie. L’intervento intende delineare i tratti generali di questi sviluppi, e tentarne una interpretazione, anche alla luce delle dinamiche tra la letteratura dell’isola ed il mondo esterno.

 

 

PANEL 4 “La Natura nelle Sinosfere di oggi”
(II parte)
Ca’Dolfin – Aula Magna 16.30 – 18.00

 

Daniele Brombal (Università Ca’ Foscari Venezia)

 “Le istituzioni della governance ambientale cinese nell’era dell’Antropocene”

Questo intervento individua le fondamenta istituzionali del sistema di governance ambientale cinese e ne discute le implicazioni rispetto ai rischi e le ansietà dell’Antropocene. Sul piano normativo e valoriale le strutture formali della governance ambientale cinese sono coerenti con tre assunti fondamentali: (a) Una visione della modernizzazione tesa prioritariamente all’accrescimento del benessere materiale, a vantaggio esclusivo degli esseri umani; (b) la consapevolezza della finitudine del pianeta Terra e della necessità di modificare la moralità pubblica in base alla disponibilità di risorse naturali; e (c) una visione della sostenibilità ambientale strumentale al progresso economico e centrata sul ruolo della tecnica. La matrice di questo approccio antropocentrico, relativista e tecno-centrico è coerente con il pensiero e l’esperienza maturata in paesi di più antica industrializzazione. Si vedano rispettivamente la teoria classica della modernizzazione (Rostow, 1960), la tragedia dei beni comuni (Hardin, 1968) e il concetto di sostenibilità debole. Parimenti, essa è caratterizzata da limiti nel generare forme di cambiamento sistemico capaci di riequilibrare in profondità il rapporto fra esseri umani e più – che umani. Tali limiti sono rafforzati da caratteristiche politico-ideologiche peculiari al contesto cinese. Innanzitutto, l’intrinseca incapacità del sistema politico di (a) tollerare e coltivare visioni alternative di futuro e (b) ridistribuire il potere. A tali elementi si aggiunga il ruolo ideologico attribuito alla scienza ( 科学 ), impiegata strumentalmente per rimuovere dall’arena del dibattito pubblico temi potenzialmente controversi, anziché quale strumento di emancipazione individuale, comunitaria e sociale.

 

Giovanna Puppin (Universitàdi Leicester)

 “Ambiente e uomo in pubblicità: uno studio qualitativo sui temi e le strategie comunicative delle campagne sociali WWF (World Wide Fund for Nature) nella Cina contemporanea”

Questo paper affronta la comunicazione ambientale nella Cina contemporanea, un tema che ricopre una crescente importanza nell’agenda politica della leadership cinese. In particolare, propone un’analisi qualitativa delle pubblicità sociali promosse dal WWF (World Wide Fund for Nature) in Cina. Il WWF non solo è tra le più importanti non-governamental organizations (NGOs) ambientali al mondo, ma è stata anche la prima ad operare in Cina nel 1980. Inoltre, a seguito dell’ottenimento di un Bronze Lion al Festival di Cannes con la campagna “Target practice” (sheji xunlian 射击训练) prodotta da Ogilvy&Mather Beijing, le campagne WWF sono diventate l’esempio per antonomasia della creatività pubblicitaria in ambito sociale.

Il contributo propone un’analisi delle campagne WWF a stampa che sono state raccolte nel China’s Yearbook of Best Adworks (Zhongguo guanggao zuoping nianjian 中国广告作品年鉴), negli anni compresi tra il 2000 e il 2018. L’annuario include le migliori pubblicità da un punto di vista creativo prodotte in Cina. La metodologia utilizzata consta di una content analysis e un’analisi semiotica, atte a identificare i diversi temi affrontati dalle campagne del WWF, ma anche le strategie visive e retoriche. Essendo il WWF una NGO internazionale, l’analisi si propone anche di svelare eventuali strategie di localizzazione al contesto cinese.

  

Giulia Rampolla (Università Studi di Napoli “L’Orientale”; Università Internazionale di Roma UNINT)

 “Equilibri corrotti: la relazione uomo-natura nella narrativa di Chen Yingsong”

Tra le numerose tendenze emerse all’interno della letteratura cinese del XXI secolo, si evidenzia una progressiva presa di coscienza delle questioni ecologiche e dei rischi dell’inquinamento, che si accompagna sovente all’interesse nei confronti delle contraddizioni sociali determinate dalle riforme economiche, e di fenomeni come il degrado della campagna, la celerità del processo di urbanizzazione, l’aumento delle disparità sociali.

Questo intervento mira a investigare la relazione tra essere umano e natura nella produzione narrativa dello scrittore cinese Chen Yingsong, interprete delle ansie dell’uomo moderno nell’era dell’Antropocene, con particolare riguardo per alcune opere appartenenti alla cosiddetta “serie Shennongjia”, che saranno analizzate soprattutto attraverso la cornice teorica dell’ecocriticism e nell’ambito della cosiddetta “narrativa ambientalista” (shengtai xiaoshuo生态小说). Quest’ultima si configura come critica dell’antropocentrismo ed esprime una riflessione amara sulla drammatica scissione dell’uomo contemporaneo dall’ambiente naturale che, nella scrittura di Chen Yingsong, è spesso connessa con la condizione dei nuovi ceti poveri. L’esame delle opere, caratterizzate da stile realista e consapevolezza della crisi dell’umanesimo, verterà su alcuni punti fondamentali, tra cui le ripercussioni dello sfruttamento e del deterioramento della natura sull’esistenza della gente comune; l’antitesi urbano-rurale, considerata anche come dimensione psicologica; la rappresentazione nostalgica dell’armonia naturale di montagne e corsi d’acqua.

 

 

Lavinia Benedetti (Università degli Studi di Catania)

 “ ‘Leggere il vento’: rappresentazione e funzione narrativa dei fenomeni atmosferici nel meccanismo narrativo cinese”

L’accezione del concetto di natura nel pensiero cinese è molto ampia. Essa si struttura sull’idea secondo cui le azioni umane e di ogni singola parte dell’universo hanno ripercussioni e producono reazioni in tutto il cosmo. Nella narrativa tradizionale cinese questa concezione si traduce in un’identificazione tra la casualità di sconvolgenti fenomeni atmosferici e la casualità umana che trova ragione nella tendenza a mantenere sempre uno schema narrativo non dipendente da elementi esterni bensì frutto delle azioni dei personaggi e delle coincidenze interne al racconto.

Il mio contributo prenderà in esame alcuni testi estrapolati da differenti generi letterari ed epoche storiche fino a ritrovare nella produzione contemporanea cinese (non solo letteraria) alcuni riflessi del tradizionale utilizzo della funzione narrativa e simbolica dei fenomeni atmosferici all’interno dell’intreccio dei racconti.

 

 Marco Meccarelli (Università di Catania, Macerata e Urbino)

 “Dipingere con luci e ombre: l’estetica della pittura di paesaggio nella fotografia cinese”

Questo contributo intende focalizzare l’attenzione su alcune problematiche relative alla fotografia cinese, il cui procedimento di composizione rivela molti aspetti in comune con i principi teorici e tecnici della tradizionale pittura cinese di paesaggio. Indipendentemente dalla comunanza tra soggetto paesaggistico dipinto o fotografato, già durante il XX secolo, la huayi sheying画意摄影 (fotografia pittorica) ha volutamente incorporato la vera essenza del paesaggio a inchiostro cinese nell’arte fotografica. Soprattutto Lang Jingshan (più conosciuto come Long Chin-san 1892 – 1995) ha realizzato immagini in forma fotografica che erano in linea con i principi fondamentali della pittura cinese e la sua peculiare concezione dell’armonia tra uomo e natura, combinando assieme le modalità espressive della tradizione dei pittori letterati (xieyi写意) con quelle del naturalismo più dettagliato (xiezhen写真), solitamente associato ai pittori di corte e ai professionisti. In tempi più recenti altri artisti-fotografi come Chen Fuli (Tchan Fou-li) o Don Hong-Oai (1929 – 2004) si sono dedicati sia alla pubblicazione di trattati teorici sulla fotografia pittorica di paesaggio sia alla realizzazione di opere che hanno sempre indagato sul recupero della cultura artistica cinese tradizionale nell’indagine contemporanea. La fotografia cinese ha così assorbito dalla pittura ad inchiostro di paesaggio il suo patrimonio storico, l’estetica ancestrale e i principi compositivi, ne ha aggiornato le procedure tecniche – spesso derivate anche da influenze occidentali – fino a identificarsi come il “nuovo” medium artistico contemporaneo ma profondamente connaturato nella tradizione cinese.

 

PANEL 4 “La Natura nelle Sinosfere di oggi” Ca’Dolfin – Aula 2

7 settembre

9.30 – 11.00

 

 

Cristiana Turini (Università di Macerata)

 Memoria, società e corpo: gli spiriti Shu della Natura tra i Naxi dello Yunnan

 I Naxi sono un gruppo etnico di origine tibeto-birmana che attualmente conta una popolazione di circa 350000 persone, la maggior parte delle quali abita una regione ben definita che si estende lungo i confini tra Yunnan nord-orientale e Sichuan sud-occidentale. Il loro complesso sistema di pratiche religiose è sopravvissuto – non senza subire trasformazioni – alla Rivoluzione Culturale e continua ad esistere in difficili circostanze ai margini della Cina comunista.

Secondo la religione tradizionale locale, che ha un consistente sostrato sciamanico, la malattia può essere attribuita gli spiriti Shu, i quali hanno uno stretto legame con l’uomo e possono causare lo stato patologico sottraendo all’individuo una delle proprie anime. La mia analisi considererà il corpo Naxi nella malattia come uno spazio liminale in cui l’intervento di questa categoria di spiriti permette alla storia locale e personale di incontrarsi e di interagire per poter ripensare e sanare lo stato di frammentazione che la malattia stessa rappresenta a vari livelli.

 

 

 

PANEL 5Didattica, diffusione

e valorizzazionedella lingua cinese nella scuola italiana

 

 

Ca’ Dolfin – Aula 1

 

 

 

14.30 – 16.00

 

 

Presentazione panel
Coordinatore: Andrea Scibetta

La presenza e la diffusione della lingua cinese nelle scuole italiane, in particolare nelle secondarie di II grado, sotto forma di corsi curriculari ed extra-curriculari, stanno assumendo un carattere sempre più significativo. Corsi di lingua cinese sono stati inseriti in un numero crescente di licei e istituti tecnici negli ultimi anni; allo stesso tempo, grazie alla diffusione della lingua cinese da parte degli Istituti Confucio e delle Aule Confucio presenti su tutto il territorio italiano e da parte di diverse associazioni, corsi sperimentali vengono promossi anche all’interno di scuole primarie e secondarie di I grado. Non vi è dubbio, quindi, sul fatto che la situazione generale relativa alla presenza e alla diffusione della didattica del cinese nelle scuole italiane si trovi in una fase di rapido sviluppo e di crescente interesse.

La particolare attenzione verso la didattica del cinese nelle scuole secondarie si riscontra in diversi ambiti e a diversi livelli, dall’importante passo rappresentato dalla pubblicazione del “Sillabo della lingua cinese” per la scuola secondaria di II grado nel settembre 2016 alla creazione di reti, come l’ANIC (Associazione Nazionale Insegnanti di Cinese), fondata un anno dopo a Roma e volta a promuovere e valorizzare la didattica del cinese nel mondo della scuola, nonché ad aggiornare le/gli insegnanti e favorire scambi di esperienze e conoscenze in termini di metodologie didattiche e  materiali didattici prodotti nel contesto italiano e internazionale.

Il panel “Didattica, diffusione e valorizzazione della lingua cinese nella scuola italiana” si pone l’obiettivo di raccogliere contributi riguardanti ricerche e progetti relativi alla didattica e all’apprendimento del cinese nella scuola italiana, nonché iniziative e interventi di promozione e valorizzazione della lingua cinese nei vari ordini scolastici.

Nello specifico, Chiara Romagnoli presenterà uno studio dal titolo “Perché studiare il cinese? Dati e analisi delle motivazioni e delle strategie di apprendimento”, Gloria Gabbianelli presenterà un’analisi della presentazione dei contenuti grammaticali nei manuali per la didattica della lingua cinese più diffusi nel sistema educativo italiano, dal titolo “Sviluppoe programmazione dell’insegnamento della grammatica del cinese come lingua seconda”, Martina Materassi si focalizzerà sulle strategie di gestione della comunicazione in classi di alunni parlanti cinese come L1 con un contributo intitolato “Introduzione del cinese L1 nel percorso formativo e benessere psicologico dello studente: uno studio osservazionale su una classe monolingue di studenti sinofoni di Prato”, mentre Andrea Scibetta si occuperà di valorizzazione del cinese nelle classi plurilingui, presentando alcuni risultati del progetto “L’AltRoparlante”, vincitore del Label Europeo delle Lingue 2018, con un intervento dal titolo “Promuovere e valorizzare la lingua cinese nelle classi plurilingui: risultati del progetto ‘L’AltRoparlante’”.

 

Andrea Scibetta (Università per Stranieri di Siena)

Promuovere e valorizzare la lingua cinese nelle classi plurilingui:  risultati del progetto ‘L’AltRoparlante’

L’obiettivo principale di questo contributo è quello di riflettere sulla diffusione e la valorizzazione del cinese, quale lingua dei repertori linguistici individuali e collettivi, in classi plurilingui della scuola primaria e secondaria di secondo grado.

I dati presentati e i risultati analizzati in questo contributo fanno parte di un ampio progetto, denominato “L’AltRoparlante”, vincitore del Label Europeo delle Lingue 2018, realizzato a partire dall’a.s. 2016/2017 all’interno di quattro scuole italiane con percentuali di studenti con background migratorio fra il 30% e il 70% in quattro diverse regioni italiane. Tale progetto ha l’obiettivo di promuovere il plurilinguismo attraverso l’approccio del translanguaging come pratica didattica (Garcia & Li Wei 2014), in ciascuna scuola sono stati progettati e realizzati percorsi didattici con interventi educativi basati sul paradigma del translanguaging, finalizzati alla legittimazione didattica dei repertori plurilingui degli alunni.Oltre alle attività didattiche sopra menzionate, sono state intraprese diverse azioni di raccolta dati, che includono interviste condotte con insegnanti (18) e alunni riuniti in focus groups (71), e video-registrazioni di lezioni disciplinari basate sull’approccio del translanguaging.

In questa sede verranno presentati dati e discussi alcuni risultati relativi all’impatto del progetto dal punto di vista percettivo, linguistico e didattico, nelle due scuole dove si riscontrata una percentuale di alunni sinofoni superiore al 30%: l’I.C. di Cerreto Guidi (FI) e l’I.C. “Marco Polo” (Prato). Il principale focus della discussione, infatti, riguarderà i processi di valorizzazione e legittimazione della lingua cinese all’interno di tali contesti.

Bibliografia

Garcia O. &  LI WEI, 2014, Translanguaging: Language, Bilingualism and Education, UK, Palgrave Macmillan.

 

 

Chiara Romagnoli (Università degli Studi “Roma Tre”)

 Perché studiare cinese?

Dati e analisi delle motivazioni e delle strategie di apprendimento

Rispetto ad altri paesi europei, l’inserimento del cinese nelle scuole secondarie italiane come materia curriculare è avvenuto solo negli ultimi anni e sono pertanto recenti la riflessione e la ricerca legati a questo ambito (Brezzi & Lioi 2018). Se non mancano materiali didattici e quadri di riferimento per l’insegnamento della lingua, poco esplorati rimangono i metodi applicati e, soprattutto, le strategie messe in atto dagli apprendenti in diversi contesti d’insegnamento. Questo studio si prefigge lo scopo di descrivere motivazioni e strategie d’apprendimento sulla base dell’ampia letteratura di riferimento (tra cui Gardner & Lambert 1959, 1972; Ellis 2008; Dörney et al. 2006) e analizzando i dati ricavati da apprendenti di due diversi livelli per verificare tanto le ragioni alla base della scelta del cinese quanto la consapevolezza nel percorso di apprendimento.

 

 

Gloria Gabbianelli (Università di Urbino)

Sviluppo e programmazione dell’insegnamento della grammatica nei manuali di didattica del cinese LS

A seguito della sempre maggior diffusione in Italia dello studio della lingua cinese, sempre più esteso anche nella scuola secondaria grazie all’inserimento della classe di concorso di cinese nel 2016, si è reso impellente il bisogno di materiali di riferimento per tale insegnamento. Negli ultimi anni sono venute alla luce nuove produzioni di materiali didattici destinati all’insegnamento del cinese lingua straniera (LS). Il manuale di LS, sebbene debba essere opportunamente adattato e integrato sulla base dei bisogni specifici degli studenti che si hanno di volta in volta di fronte, rappresenta, tuttavia, una guida sequenziale di riferimento, a volte imprescindibile e spesso obbligatoria, di grande sostegno all’insegnamento.

Numerosi studi sono stati condotti sull’analisi e sulla valutazione dei manuali di lingua seconda (Littlejohn 1998, 2011; Garinger 2002). Tra gli aspetti osservati si includono, il target di destinazione, ossia chi sono gli apprendenti a cui si rivolge, di quale età, L1, ecc. (Blanco Canales, 2014); l’obiettivo dei destinatari, ad esempio, se la ragione per cui si studia una lingua è legato al lavoro, allo studio, o perché si risiede nel paese straniero, ecc.; i tipi di input e tipologie testuali impiegate (Tomlinson 2010); l’approccio glottodidattico adottato e le attività presenti (Tomlinson 2003); l’aspetto grafico e i contenuti socio-culturali.

Queste variabili danno vita a diverse tipologie di materiali che permettono ad ogni insegnante di scegliere il contenuto migliore per guidare il percorso dei propri studenti.Diversamente, ciò che è presentato in maniera tendenzialmente uniforme e con sequenzialità piuttosto lineare nei manuali di LS sono i contenuti grammaticali della lingua target. Essi infatti tendono a rispettare il percorso di acquisizione che si sviluppa nell’interlingua degli studenti (Vedovelli, Villarini 2003) .

Questo lavoro, che è parte di una ricerca più ampia, osserva la programmazione dei contenuti grammaticali nei manuali per la didattica di cinese LS più diffusi nel sistema educativo italiano. Sono presi in considerazione: Il cinese per gli Italiani (3 Voll.), Parliamo cinese (2. Voll.,) Dialogare in cinese. Corso di lingua colloquiale (2 Voll.), Parla e scrivi in cinese (2 Voll.), Corso di lingua cinese (3 Voll.). I dati sono analizzati e messi a confronto con l’ordine di contenuti della grammatica proposta dai sillabi di riferimento: il Sillabo della lingua cinese per le scuole secondarie di secondo grado (2016) e l’ International Curriculum for Chinese Language Education (2008).

 

 

Martina Materassi (La Bottega delle Lingue, Prato)

 Introduzione del cinese L1 nel contesto formativo e benessere psicologico dello studente. Uno studio osservazionale su una classe monolingue di studenti sinofoni a Prato

 Nei contesti di contatto interculturale, la possibilità della persona di mantenere e di usare la propria L1 ha importanti risvolti politici a livello sociale e altrettanto considerevoli ricadute psicologiche a livello individuale. Ciò vale in misura più significativa per i soggetti non adulti, in quanto ancora inseriti in un processo di formazione della personalità che risulta essere decisamente suscettibile delle condizioni dell’ambiente circostante. Il presente studio ha avuto come oggetto una classe IV del Convitto Nazionale “Cicognini” di Prato, presa in esame nel periodo marzo-giugno 2019, composta interamente da bambini sinofoni, i quali – pur essendo arrivati in momenti diversi in Italia e avendo, pertanto, competenze in lingua italiana tra loro non omogenee – condividono una situazione di scarsa padronanza della lingua italiana e una disarmonia diffusa nel vissuto dei rapporti con i coetanei e con gli insegnanti. Si è dunque inteso verificare gli eventuali effetti dell’introduzione del cinese L1 nel contesto formativo della classe sul benessere psicologico degli studenti, attraverso il coinvolgimento degli stessi in un percorso extrascolastico composto da attività di potenziamento dell’italiano L2, a cura di una docente non sinofona, e da una fase ricreativa in lingua cinese, condotta da una docente italiana e sinofona. Lo studio si è composto dell’osservazione della condizione immediatamente precedente all’inizio del percorso e dell’osservazione della condizione immediatamente successiva alla fine del percorso, entrambe svolte attraverso interviste guidate alle docenti che si occupano della classe nel contesto scolastico. I parametri utilizzati per osservare il benessere psicologico degli studenti sono quelli individuati da Ryff (1989) e corrispondono alle caratteristiche: 1) relazioni positive con gli altri; 2) autonomia; 3) padronanza dell’ambiente; 4) accettazione di sé; 5) crescita personale. Tali caratteristiche sono a loro volta differenziate in una serie di abilità, le quali hanno ciascuna una versione positiva e una versione negativa. I risultati evidenziati dallo studio osservazionale hanno permesso di ipotizzare un ruolo non trascurabile dell’uso della L1 nel contesto formativo per il benessere psicologico degli studenti, soprattutto in termini di relazioni positive con gli altri, padronanza dell’ambiente e crescita personale, per quanto tale fattore debba per forza concorrere con altre variabili al fine di garantire il contributo del contesto formativo al benessere psicologico del bambino.

 

 

Frine Beba Favaloro (Unimc/INALCO; Presidente ANIC)

 Rappresentazioni della cultura cinese nei manuali italiani e francesi per l’apprendimento della lingua e della cultura cinese

 Come i risultati del progetto EBCL (2012) hanno mostrato, rispetto alle lingue vicine la lingua cinese richiede l’elaborazione di approcci didattici specifici. Analogamente, se nell’insegnamento della cultura straniera si parla di superamento dell’approccio interculturale (Matsuo, 2012; Puren, 2012), per la didattica della cultura cinese tale approccio offre ancora importanti potenzialità di sviluppo.

Nel momento in cui è introdotta nel contesto scolastico la cultura straniera è sottoposta a compromessi determinati da interessi educativi e nazionali; tali interessi trovano una espressione operativa nel manuale di lingua (Zarate, 1993). Se il Sillabo per la lingua cinese (2016) ha fornito importanti indicazioni di contenuto per l’insegnamento della cultura, una ricca produzione di manuali – di lingua ma, più recentemente, anche di cultura – ci offre oggi un interessante terreno di osservazione di come i mondi dell’editoria, della ricerca e della scuola abbiano interpretato il compito dell’insegnamento della cultura cinese nella scuola secondaria.

Basandoci sulla nozione di rappresentazione – concetto chiave nell’approccio interculturale – e sulle declinazioni che ne propone Zarate, con il nostro intervento vogliamo osservare quali descrizioni della cultura propongono i manuali italiani, andando a ricercare quei meccanismi di semplificazione o problematizzazione che possono, rispettivamente, impedire o favorire la mobilizzazione delle rappresentazioni presso gli apprendenti. Per fornire ulteriori elementi di approfondimento, ai manuali italiani accosteremo alcuni manuali prodotti in contesto francese, dove l’insegnamento della lingua e della cultura cinese nella scuola secondaria vanta un’esperienza pluridecennale.

 

Bibliografia

The European Benchmarking Chinese Language Project Team (EBCL) (2012). “EBCL A1-A2+ Can-do Statements”, in http://ebcl.eu.com/wp-content/uploads/2013/02/EBCL-A1-A2+-Can-do-Statements-Oct-2012.pdf.

 

Puren, Christian (2012) : “De l’approche communicative à la perspective actionnelle, et de l’interculturel au co-culturel”, in Dumas Felicia (a cura di), La France et la francophonie : stéréotypes et réalités. Image de soi, regard de l’autre, Actes du colloque international Journées de la Francophonie, XVIe édition, Iaşi, 25-26 mars 2011, pp. 173–94. Iaşi: Éditions Junimea.

 

Matsuo Catherine (2012): “A Critique of Michael Byram’s Intercultural Communicative Competence Model from the Perspective of Model Type and Conceptualization of Culture”. Fukuoka University Review of Literature & Humanities, 44 (2), pp. 347–80.

 

Gruppo di Lavoro per l’elaborazione del Sillabo della lingua cinese (2016): “Il sillabo della lingua cinese. Quadro di riferimento unitario per l’insegnamento della lingua cinese nella scuola secondaria di secondo grado”, in http://www.istruzione.it/allegati/2016/prot12129.zip.

Zarate Geneviève (1993): Représentations de l’étranger et didactique des langues. Parigi: CREDIF, Didier.

 

 

 

PANEL 5

Didattica, diffusionee valorizzazione

della lingua cinese nella scuola italiana(II parte)

 

 

Ca’ Dolfin – Aula 1

 

 

 

16.30 – 18.00

 

 

Wang Mei-Hui (Università per Stranieri di Siena)

 Riflessioni e approfondimenti sulla scrittura cinese degli apprendenti italofoni a livello avanzato

Questo lavoro si concentra sulla difficoltà maggiore nell’apprendimento della lingua cinese: la scrittura dei caratteri. Fa riferimento a studi condotti su un corpusdi apprendenti italofoni di livello avanzato nella produzione scritta del test di ammissione di venticinque canditati con competenze linguistico – comunicative equivalenti ai livelli C1 e C2 del QCER (HSK 5 e 6), per  il concorso di TFA della Classe  di  Abilitazione AA46-Lingua Cinese 2014/2015 effettuato all’Università per Stranieri di Siena. Risulta che la maggioranza degli errori nella scrittura dei caratteri appartiene al livello dell’ HSK3(B1) come i tratti mancanti e la confusione tra gli omofoni, i caratteri complessi  nonché la struttura verticale e orizzontale. In particolare, le riflessioni si basano sulle varie tipologie di errori degli apprendenti occidentali mettendo in rilievo l’importanza di una forte conoscenza di base.

 

 

 LeeJo-Ying (Università per Stranieri di Siena)

 Proposte didattiche task-based sull’ascolto e sul parlato cinese per gli studenti italofoni di livello intermedio

Molti studenti italofoni che studiano il cinese in Italia di solito ricevono ascolto e formazione orale solo durante la lezione, non hanno molte opportunità di praticare la conversazione nella vita reale. È facile che uno studente di livello intermedio non riesca a raggiungere il livello intermedio nell’ascolto e nel parlato. Inoltre, rispetto alla lingua inglese o un’altra lingua europea, la pronuncia cinese è più difficile per gli studenti italiani. Queste difficoltà rallentano i loro progressi. Questo studio cerca di offrire alcune proposte didattiche per aiutarli a risolvere queste difficoltà. Il presente contributo si concentra sullo studio dell’applicazione del task-based approach per studenti italofoni con competenze linguistiche di livello intermedio.  Per le mie proposte ho fatto riferimento a questo libro: Far East Everyday Chinese-Book 3. Dopo aver mostrato un esperimento pratico di attività task-based, ho raccolto le opinioni degli studenti riguardo questo esperimento attraverso interviste. Si discuteranno vantaggi e critiche di queste proposte didattiche.

 

 

 

Elena Morandi (Università di Bologna)

 Amnesia dei caratteri legata all’utilizzo delle nuove tecnologie: analisi del fenomeno e proposte per la memorizzazione dei caratteri

 La scrittura in caratteri è simbolo della continuità e della nobiltà della tradizione culturale cinese. Grazie al sistema di codifica Unicode è oggi possibile scrivere testi semplicemente digitando il pinyin e selezionare i caratteri nel menù a tendina, esacerbando il declino dell’abilità di scrittura tra la popolazione cinese. “Siamo in grado di digitare oltre 100 caratteri al minuto al computer, ma ne riusciamo a scrivere molti meno sulla carta, o forse  non siamo in grado di farlo” (Xinlei, 2010). Il fenomeno ‘ti bi wang zi’ 提笔忘字 (prendere in mano la penna e dimenticare il carattere) è addirittura considerato pericoloso per l’unità della nazione, è sempre più grave ed è strettamente collegato a una dipendenza dai sistemi automatici. Si tratta semplicemente di un “natural trend of societal progress”? “Oltre il 75% degli studenti pensa che la scrittura a mano possa essere totalmente rimpiazzata dai computer” (Moxley, 2010)

Per cercare di arginare la perdita del patrimonio culturale, le proposte del Governo Cinese prevedono: lettura dei Classici e corsi di calligrafia. Sorge il dubbio che non sia la soluzione più ottimale per avvicinare i giovani alla scrittura.Alcune ricerche suggeriscono che usiamo parti differenti del nostro cervello quando digitiamo il pinyin: “Abbandonare la scrittura a mano significa non usare più quella parte di cervello”[1]. La MTC considera la pratica della calligrafia un metodo terapeutico contro l’emicrania, l’insonnia, i problemi digestivi, lo stress, ecc..[2]

Allora quali strategie possiamo adottare affinché i nostri studenti memorizzino i caratteri cinesi e li impieghino proficuamente? Si possono adottare tecniche mnemoniche, sull’esempio di Matteo Ricci, che risale al loro valore originale per costruire immagini. Oppure la tecnica dei loci, o il sistema con casellario a rima o peg-word system, si può adottare il metodo Chineasy o il metodo di Wang Dongdong, ecc. Pare tuttavia che il ricorso all’origine etimologica dei caratteri sia il metodo più efficace.

Naturalmente la presente ricerca vuole solo essere uno spunto, dal momento che non esiste “IL METODO” infallibile per memorizzare i caratteri. Lo studio del cinese richiede tempo, dedizione e tanto impegno. L’importante è non smettere di scrivere i caratteri cinesi, non solo per non dimenticarli, ma anche per godere di tutti i benefici che la scrittura in caratteri ci offre.

 

Bibliografia

 Moxley Mitch (2010, August)”take pen, forget character” Asian Times online. Retrieved from http://www.atimes.com/atimes/China/LH04Ad02.html

 

Shi Bo, Tra Cielo e Terra, Editrice Pisani, 2000

 

Xinlei Xu (2010, August, 5). “Amnesia with Chinese Characters”. China Daily. Retrieved from: http://www.chinadaily.com.cn/life/2010-08/05/content_11740192.htm

 

 

PANEL 6

I linguaggi specialistici nella Cina contemporanea

 

 

Ca’ Dolfin –

Aula 2

 

 

 

14.30 – 16.00

 

Presentazione del panel
Coordinatrice: Clara Bulfoni

 I linguaggi specialistici rappresentano un campo di ricerca di fondamentale importanza per portare alla luce i cambiamenti socio-culturali che caratterizzano la Cina contemporanea. Sono di conseguenza anche una fonte inesauribile di materiale utile per la glottodidattica della lingua cinese.

I contributi del panel affronteranno l’analisi del lessico, della sintassi e di forme testuali che caratterizzano diversi linguaggi specialistici componendo un panorama articolato del cinese contemporaneo. Esaminando casi di studio selezionati, i relatori identificheranno chiavi di lettura preziose per la comprensione delle pratiche discorsive edei processi di costruzione di identità professionali in ambito privato o istituzionale, oppure illustreranno percorsi innovativi nella didattica della lingua.

 

 

 Chiara Bertulessi (Università degli Studi di Milano)

 La lessicografia cinese contemporanea: il dibattito sul rapporto con la linguistica e la sua lingua speciale

A partire dal quarto numero del 1990, la rivista scientifica Cishu yanjiu辞书研究 (Lexicographical Studies) inaugurò una rubrica volta ad approfondire alcune questioni teoriche fondamentali sulla lessicografia e, in particolare, il tema della sua collocazione scientifica nell’ambito della classificazione delle discipline. Tale iniziativa diede vita a un intenso dibattito tra gli studiosi della materia, che proseguì anche negli anni successivi. Dal 1990, gli articoli sul tema si sono, in particolare, focalizzati sul rapporto tra lessicografia e linguistica, sulla determinazione dell’oggetto di studio della lessicografia e sulla terminologia della disciplina (come, ad esempio, la distinzione tra cishuxue辞书学 e cidianxue词典学). Prendendo le mosse dagli articoli pubblicati in Cina sul tema, il contributo intende presentare tale dibattito, mostrando anche come questo abbia contribuito a consolidare la terminologia e una lingua speciale della pratica e della teoria lessicografiche cinesi.

 

Clara Bulfoni (Università degli Studi di Milano)

 Il linguaggio specialistico del turismo: strumenti per la didattica

Il linguaggio del turismo rientra tra le produzioni linguistiche che possono considerarsi “speciali” in quanto, pur essendo caratterizzato da una componente tematica di difficile definizione, è proprio di un preciso ambito professionale e riconducibile a numerosi e qualificati operatori del settore quali la guida turistica. La guida turistica accoglie il visitatore all’arrivo in una nuova città e ha quindi l’importante compito di fornire una chiave di lettura adeguata dei beni storici, artistici, naturali, ecc. dell’area geografica di competenza a una persona di passaggio, generalmente con poco tempo a disposizione e dalla predisposizione incerta a una reale conoscenza della destinazione.

Scopo di questo intervento sarà illustrare di quali strumenti siamo in possesso per preparare e aiutare chi opera nel settore a svolgere il proprio lavoro con adeguata competenza morfosintattica.

 

 

Emma Lupano (Università degli Studi di Milano)

Generi e sottogeneri del giornalismo cinese: notizia (xinwen baodao) e commento (pinglun)

Nella lingua speciale dei professionisti dei media, un ruolo di particolare rilievo è rivestito dai generi testuali in cui può essere suddivisa la produzione giornalistica. Sebbene notizia e commento possano essere considerati i generi principali della produzione giornalistica a livello universale, le caratteristiche che li definiscono possono variare a seconda dei contesti culturali, politici e sociali di riferimento. Ancor di più ciò avviene per i sottogeneri in cui notizia e commento vengono frammentati nelle specifiche comunità di discorso del giornalismo. In Cina tali generi sono stati influenzati dalla tradizione europea e angloamericana, ma sono anche espressione del contesto in cui si sono sviluppati e in cui vengono prodotti e fruiti, dando vita a sottogeneri originali. L’intento di questo contributo è presentare i due generi principali del giornalismo scritto – la notizia e il commento, con i rispettivi sottogeneri – descrivendo il modo in cui essi sono presentati discorsivamente nella tradizione dei media studies in Cina.

 

Bettina Mottura (Università degli studi di Milano)

 La colonia di generi testuali della lingua della politica nella Cina contemporanea

Negli anni precedenti all’approvazione dell’emendamento costituzionale del 2018, i leader, il Partito comunista cinese e gli organi statali hanno pubblicato discorsi e documenti volti a riaffermare la centralità della Costituzione nella vita politica del paese, generando ampi echi sulla stampa cinese. Attingendo a tali fonti, selezionate considerando “Costituzione” una parola chiave, ho creato un corpus di testi che appartengono a differenti ambiti disciplinari e sono realizzazioni di generi testuali distinti.

L’analisi del corpus metterà in evidenza il consolidamento di un quadro discorsivo coerente, fondato sui comuni intenti comunicativi dei testi, e l’esistenza di una colonia di generi testuali propri della lingua della politica cinese contemporanea.

 

PANEL 6

I linguaggi specialistici nella Cina contemporanea
(II parte)

Ca’ Dolfin – Aula 2

 

 

16.30 – 18.00

 

 

Natalia Riva (Università degli Studi di Milano)

 Due lingue in un bicchiere: il linguaggio specialistico del vino italiano in cinese

Il crescente interesse dimostrato dai consumatori cinesi verso la ricca e variegata tradizione vinicola del nostro Paese fa del settore vitivinicolo un promettente terreno di incontro tra Italia e Cina. Come tale, esso necessita di avvalersi di strumenti linguistici che partendo dalle specificità dell’italiano del vino come lingua speciale possano sviluppare la corrispondente terminologia specialistica in lingua cinese. All’urgenza di sistematizzare, dal punto di vista terminologico, la trasmissione della cultura enologica italiana in lingua cinese ha risposto il Dizionario dei vini e vitigni d’Italia (AA.VV. 2019). Il presente contributo intende illustrare le strategie impiegate per tradurre in cinese le definizioni dei vini e dei vitigni contenuti di questo strumento bilingue italiano-cinese, riflettendo sulle difficoltà incontrate e sulle soluzioni adottate in questo processo che insieme alla standardizzazione in lingua cinese dei nomi dei vitigni e delle denominazioni dei vini costituisce il fulcro del lavoro di trasposizione in lingua cinese delle voci lessicografiche scelte in lingua italiana.

 

  

GIORNO 2

  6 settembre

 

PANEL 7    4 Maggio e 4 Giugno: due grandi metafore storico-letterarie del ‘900

 

Ca’ Dolfin – Aula Magna 9.30 – 11.00

 

 Presentazione panel
Coordinatrice: Nicoletta Pesaro

 I due grandi eventi il cui anniversario ricorre quest’anno – il Movimento del Quattro Maggio e le manifestazioni studentesche sfociate nel massacro del Quattro Giugno 1989 – nascono come fenomeni prettamente politici, ma hanno assunto in modo inevitabile e significativo un valore e una

portata fortemente culturale, e, specie in ambito letterario, simbolica, diventando quasi delle metafore che trascendono i due movimenti sociali e il valore politico loro attribuito. Nuove forme letterarie e atteggiamenti intellettuali derivarono dal discorso del Quattro maggio, che fu ripreso e sviluppato proprio negli anni precedenti le manifestazioni di Tian’an men e il loro tragico esito. La letteratura di queste due importanti fasi storiche in Cina presenta tracce, suggestioni e cicatrici,spesso retoriche, che vale la pena investigare, anche tenendo conto della narrazione del Quattro Maggio nata dalle esigenze ideologiche della Cina post-1949 (un altro anniversario) – e di come tali

esigenze abbiano continuato a condizionare la produzione letteraria prima e dopo i fatti di Tian’anmen. Pare assai utile pertanto condurre una riflessione, a distanza di un secolo e di un trentennio, sia in termini di espressione artistica – spesso in dialogo con il mondo o con la tradizione – sia sull’appropriazione creativa di modelli e idee stranieri, anche grazie alla fervente attività di traduzione (culturale) sottesa a entrambi i movimenti: da un lato la creazione di un nuovo linguaggio letterario e di nuove identità, dall’altro la rappresentazione di uno spazio simbolico che esaurisce in sé ogni altro significato, costruendo sulla valenza figurata degli eventi una sorta di propria irriducibile autorevolezza, talora autoreferenziale. Inoltre, il discorso del Quattro Maggio così come la testimonianza o l’afasia su Tian’an men hanno generato suggestioni e modelli che hanno ispirato la produzione letteraria e la vita culturale a distanza temporale e spaziale, anche al di

fuori della Cina.

Intendiamo interrogarci in vari modi e attraverso varie forme di studio – testuale, linguistico,traduttologico e socio letterario – sul significato di queste due metafore sia all’interno sia dal punto di vista degli “altri”, trattandosi, come spiega Michael Berry (2011), di fenomeni letterari fondati su un duplice trauma: “centripeto” e “centrifugo”, concentrati su narrative nazionali ma nel contempo disseminati in altrettante contro-narrative che sfaldano i confini nazionali e culturali.

 

 Nicoletta Pesaro (Università Ca’ Foscari Venezia)

 Un’appropriazione “europea” del Quattro Maggio: La vera storia di Ah Q negli adattamenti teatrali di Christoph Hein e Dario Fo

Interpretando il Quattro maggio come spazio piuttosto che come epoca, lo si può definire una metaforica “contact zone”: “a space where disparate cultures meet, clash, and grapple with each other, often in contexts of highly asymmetrical relations of power” (Pratt, Arts of the Contact Zone, 1991, 4). Uno spazio che ha esercitato e subìto dinamiche appropriazioni in relazione ad altre culture. Questo intervento intende analizzare il processo di riscrittura e transculturazione de La vera storia di Ah Q (1921-22) di Lu Xun, testo altamente rappresentativo della letteratura del Quattro maggio, nelle opere di due grandi drammaturghi europei, Christoph Hein (Die wahre Geschichte des Ah Q,1983) e Dario Fo (La storia di Q, 1989; 2011), sfruttando le teorie dell’appropriazione transculturale e dell’adattamento. Il celebre personaggio di Lu Xun, che conta solo in Cina quasi una ventina di versioni diverse, riappare in Europa travestito da anarchico ubriacone della DDR o da becero e idealista arlecchino nella resa di Fo. La transculturazione, d’altronde, è “l’acquisizione di un nuovo codice senza la perdita del precedente” (Todorov, L’uomo spaesato, 1997, 12).

 

 

Marco Fumian (Università di Napoli “L’Orientale”)

La costruzione della letteratura cinese contemporanea

Il 1985 per la letteratura cinese fu un anno di svolta, tanto che alcuni in Cina lo celebrarono come una “rivoluzione”. Nuove tendenze, nuove tematiche, e soprattutto nuovi stili narrativi emersero e si diffusero, recidendo una volta per sempre i legami della letteratura cinese con l’ideologia comunista. Perché, tuttavia, furono proprio talune tendenze, e non altre, a svilupparsi in quel periodo? Quali condizioni di possibilità, o di impossibilità, strutturarono le nuove e più acclamate manifestazioni letterarie dell’epoca? E soprattutto, come si evolsero queste nuove visioni letterarie una volta che il 1989, con i suoi eventi traumatici, reindirizzò il corso della storia cinese, i paradigmi ideologici dominanti, e quindi le traiettorie della cultura cinese contemporanea?

Questo intervento prova a ricostruire alcune caratteristiche della letteratura cinese contemporanea, così come più spesso è stata (ri)conosciuta in Cina e all’estero, alla luce di quegli originari sviluppi avvenuti negli anni Ottanta.

 

 

Maria Gottardo (Università degli studi di Bergamo)

 Giocare con la lingua per riformare la lingua: le traduzioni di Zhao Yuanren

 La lingua ha accompagnato i grandi eventi del Novecento, con cambiamenti traumatici che l’hanno resa instabile e hanno creato disagio nel suo impiego. Le vie letteraria e linguistica che conducono alla sua riforma nel periodo del Quattro maggio, spesso descritte come parallele, in realtà si intersecano nella collaborazione tra persone e comunanza di intenti, condividendo, tra l’altro, la traduzione come strumento per l’introduzione e la diffusione di innovazioni in tutti gli ambiti della grammatica e nel lessico. Un esempio sono le traduzioni del grande linguista Zhao Yuanren che contribuirono a diffondere il pensiero scientifico e a innovare il canone della letteratura per l’infanzia, ma anche a divulgare pedagogicamente novità sintattiche, lessicali e fonetiche, e a sperimentare una lingua in cui l’oralità fosse davvero protagonista e i suoi suoni in primo piano, sia nella prospettiva della creazione di una koinè per la nuova nazione, sia nell’ottica globale dell’adeguamento alla scrittura alfabetica, al tempo considerato trasversalmente una chiave di apertura alla modernità e al mondo.

  

PANEL 7: 4 Maggio e 4 Giugno: due grandi metafore storico-letterarie del ‘900
(II parte)
Ca’ Dolfin – Aula Magna 11.30 – 13.00

 

 

 Paolo Magagnin (Università Ca’ Foscari Venezia)

 Dai meandri del Tao al cilindro di Confucio

Il contributo degli intellettuali cinesi alla diffusione del Quattro Maggio in Europa

L’intervento intende presentare il ruolo svolto dagli intellettuali cinesi formati all’estero nella diffusione della cultura del Quattro Maggio in Europa, prendendo in esame il contributo di Jing Yinyu (1901-1930) e Xu Zhongnian (1904-1981), curatori rispettivamente delle raccolte Anthologie des conteurs modernes chinois (1929) e Anthologie de la littérature chinoise. Des origines à nos jours (1932). Attraverso un esame comparativo del contesto intellettuale in cui operano i due studiosi/traduttori e un’attenta lettura delle antologie da loro curate (sia dei testi selezionati, limitatamente a quelli riconducibili alla produzione letteraria moderna, sia dei paratesti critici), si cercherà di dare risposta alle seguenti domande: qual è la natura del progetto culturale di Jing e Xu e quali le loro idee sulla nuova scena letteraria? Qual è la posizione ideologica che ispira il loro contributo, e come questa influisce sul loro progetto? In che misura il loro operato contribuisce alla prima diffusione dell’esperienza culturale, sociale e politica del Quattro Maggio presso il pubblico europeo?

 

 

Stefania Stafutti (Università degli Studi di Torino)

 Il movimento del 4 Maggio per la Cina di oggi: alcune riflessioni

Fuori dalla Cina, generazioni di sinologi si sono formati considerando il “Movimento del 4 Maggio” come una pietra miliare della nascita sofferta e contraddittoria della modernità in Cina e, sostanzialmente, questa è stata per molti decenni la “narrazione” offerta anche dagli studiosi cinesi.

Nel centenario del Movimento una nuova narrazione tende a sottolineare come, se in una prima fase gli intellettuali e leader  comunisti – a partire da Mao – mettevano in luce tanto gli aspetti positivi e le conquiste del 4 maggio, quanto gli aspetti negativi e gli obiettivi che il Movimento aveva mancato, negli ultimi decenni si è andata affermando una visione completamente positiva che andrebbe ricorretta, ri-posizionando il Movimento e ridefinendone il ruolo anche nell’ambito del “nuovo rinascimento cinese”; così afferma Liu Huanming in un articolo sulla “Rivista di Studi sul pensiero di Mao Zedong e di Deng Xiaoping”, in cui richiama esplicitamente alla esigenza di rileggere il Movimento.E’ evidente che una riconsiderazione critica sia utile, se non necessaria, ma non è secondario comprendere a che cosa essa sia funzionale nelle intenzioni della attuale leadership cinese.

Che cosa rappresenta, oggi, in Cina, la “memoria del 4 Maggio” e come si contrappone, eventualmente, alla “memoria” costruita e nutrita altrove, a Taiwan in primo luogo? L’insieme delle attuali riletture quali problemi pongono a chi ha compiti di docenza e formazione? Che cosa raccontare ai nostri studenti quando parliamo di “Movimento del 4 Maggio in rapporto, per esempio, allo sviluppo della letteratura”?

Questo paper costituisce un tentativo di riflessione su questi temi, alla luce degli ultimi sviluppi della ricerca e del dibattito su questo tema soprattutto in Cina ma non solo.

 

 

Barbara Leonesi (Università degli Studi di Torino)

 Non si parla di affari di stato nella casa da tè

Il significato della rivoluzione da Lao She a Meng Jinghui

 La nuova edizione della Casa da tè di Lao She diretta e prodotta da Meng Jinghui, che ha inaugurato il Festival teatrale di Wuzhen nell’ ottobre 2018 ha suscitato molto scalpore, sia per la struttura post-drammatica della messinscena, sia per i sostanziali interventi sul testo. La scelta di questa pièce per il 2019 non è stata certo casuale da parte di Meng Jinghui, che ha iniziato la sua carriera nei primi anni ’90 proprio con una serie di messinscena di quel teatro dell’assurdo che solo sembrava essere in grado di commentare i recenti avvenimenti dell’89. La sua edizione di Casa da tè fa esplodere il testo originario con l’inserimento di una molteplicità di testi, di Lao She stesso e di altri autori, occidentali e cinesi, allo scopo di approfondire e dilatare alcuni temi centrali. Questo intervento si concentra in particolare sull’espansione del tema della rivoluzione e soprattutto dell’afasia: non si parla di affari di stato, e chi ordina una porzione di libertà viene immediatamente soppresso. Non a caso, la pièce non è arrivata (ancora?) sulle scene di Pechino.

 

 

PANEL 8: L’uso dei corpora nella ricerca linguistica teorica e applicata

 

Ca’ Dolfin – Aula 1

 

9.30 – 11.00

 

 

Presentazione panel
Coordinatrice: Anna Morbiato

 Il panel propone ricerche di ambito linguistico caratterizzate da un approccio metodologico comune, ossia basato sull’interrogazione quantitativa e/o qualitativa di corpora e banche dati. Propone, nello specifico, studi che indagano aspetti di morfo-sintassi, struttura dell’informazione, semantica e lessico della lingua cinese moderna. Accoglie anche ricerche su fasi precedenti della storia linguistica cinese e su varietà non standardizzate, oltre che studi contrastivi e di linguistica applicata (es. didattica della lingua), che siano basate su corpora.

  

Anna Morbiato (Università Ca’ Foscari Venezia)

 Nominali indefiniti a inizio frase:  uno studio quantitativo basato sui corpora PKU e BCC BLCU

 La posizione iniziale nella frase è in genere associata allo status informativo di dato, noto al parlante e all’interlocutore: è generalmente riconosciuto che, per essere tale, un tema debba essere noto, accessibile o identificabile per l’interlocutore (Lambrecht 1994). Di conseguenza, nominali ed elementi a inizio frase sono soggetti al cosiddetto Definiteness Effect (DE), ossia, devono presentare codifica definita (Li and Thompson 1981, inter alia). Tuttavia, l’interrogazione di corpora, sia in testi orali sia scritti, rivela l’esistenza e l’accettabilità di frasi con nominali indefiniti a inizio frase, come (1):

 

(1)       一位年轻助教谈起了他刚读过一本关于文物保护的著作, […]      (PKU corpus)

            yí wèi niánqīng zhùjiào                       tánqǐ le                                    tā gāng dú guo            

uno clf giovane assistente                   parlare-iniziare pfv      3sg appena leggere exp

 

yì běn guānyú wénwù bǎohù de                    zhùzuò

uno clf             su beni culturali protezione sp             opera

 

‘Un giovane assistente iniziò a parlare del fatto che aveva appena letto un libro sulla protezione dei beni culturali.’

 

Il presente studio propone i risultati della terza fase di una più ampia ricerca sulla posizione di inizio frase in cinese, composta da una analisi teorico/descrittiva dello status informativo della posizione iniziale della frase, cui è seguito uno studio dapprima qualitativo e poi quantitativo sull’occorrenza di nominali indefiniti a inizio frase all’interno dei corpora. I corpora esaminati sono il PKU CCL Corpus (Peking University), con oltre 780 milioni di caratteri, e il BCC BLCU Corpus (Beijing Language and Culture University), con circa 15 miliardi di caratteri. L’analisi quantitativa dei due corpora rivela come, contrariamente a quanto sostenuto in letteratura, frasi come (1) non siano casi eccezionali: soltanto nel PKU CCL Corpus sono state rilevate 5751 occorrenze della stringa “。一位”. Lo studio presenta alcuni dati a livello quantitativo e una descrizione delle caratteristiche di queste costruzioni oltre che dello status cognitivo e informativo dei referenti a inizio frase. Propone, infine, alcune riflessioni sulle implicazioni di questi dati sul piano da un lato della descrizione della frase cinese dal punto di vista teorico, dall’altro delle applicazioni alla didattica del cinese come seconda lingua.

 

Bibliografia:

 Barry, R. 1975. “Topic in Chinese: an overlap of meaning, grammar and discourse function.” In Papers from the Parasession on Functionalism, edited by R. E. Grossman, L. J. San, and T. J. Vance. Chicago: Chicago Linguistic Society.

 

BCC BLCU Corpus, Beijing Language and Culture University, Beijing Yuyan Daxue Yuliaoku Zhongxin 北京语言大学语料库中心 (“BLCU Corpus Center”):  http://bcc.blcu.edu.cn/

 

Chafe, W. 1976. “Givenness, contrastiveness, definiteness, subjects, topics and point of view.” In Subject and Topic, edited by C. Li. 25–55. New York: Academic Press.

Erteschik-Shir, W. 2007. Information Structure: The Syntax-Discourse Interface. Oxford: OUP.

 

Hawkins, J. A. 1978. Definiteness and Indefiniteness: a Study in Reference and Grammaticality Prediction. London: Croom Helm.

 

Ho, Y. 1993. Aspects of Discourse Structure in Mandarin Chinese. Lewiston, Queenston, and Lampeter: Mellen University Press.

 

Hole, D. 2012. “The information structure of Chinese.” In The Expression of Information Structure, edited by Krifka, M. and Musan, R. Berlin, Boston: De Gruyter Mouton. 45–70.

 

Iemmolo, G, and G. F. Arcodia. 2014. “Differential object marking and identifiability of the referent: a study of Mandarin Chinese.” Linguistics 52 (2): 315–334.

 

Lambrecht, K. 1994. Information Structure and Sentence Form: Topic, Focus, and the Mental Representations of Discourse Referents. Cambridge: CUP.

Li, C. N., and S. A. Thompson. 1981. Mandarin Chinese: a functional reference grammar. Berkeley: UC Press.

 

Paul, W. 2015. New Perspectives on Chinese Syntax. Berlin, Boston: de Gruyter.

 

Prince, E. F. 1981. “Toward a taxonomy of given-new information.” In Radical Pragmatics, edited by P. Cole. New York: Academic Press, 223–255.

 

Tao, H. 1996. Units in Mandarin Conversation: Prosody, Discourse, and Grammar. Amsterdam, Philadelphia: John Benjamins Publishing.

 

Wu, G. 1998. Information Structure in Chinese. Beijing: Peking University Press.

Zhan Weidong – Guo Rui – Chen Yirong, 2003: The CCL Corpus of Chinese Texts: 700 Million Chinese Characters, the 11th Century B.C. – Present. Disponibile alla pagina:http://ccl.pku.edu.cn:8080/ccl_corpus

 

 

 

Giorgio Francesco Arcodia (Università degli Studi di Milano – Bicocca) Bianca Basciano (Università Ca’ Foscari Venezia)

 I verbi derivati in – huà in cinese contemporaneo: uno studio qualitativo su corpus

Il suffisso -化 huà del cinese moderno è spesso considerato come l’equivalente (approssimativo) di suffissi delle lingue Standard Average European, soprattutto gli inglesi −ise e −ify (Wang L. 1980, Masini 1993). Nel cinese contemporaneo, il suffisso è ampiamente indipendente rispetto ai modelli europei, ed è piuttosto produttivo (Arcodia & Basciano 2012): si aggiunge perlopiù a basi nominali (ad es., 神化 shén-huà ‘divinizzare’) e aggettivali (软化 ruǎnhuà ‘ammorbidire’), molto raramente a verbi. Tipicamente, 化 −huà viene analizzato come suffisso verbalizzante; tuttavia, spesso i derivati sono utilizzati come verbi e come nomi, talvolta anche come aggettivi e avverbi (Steffen Chung 2006:202). Un tema piuttosto dibattuto nella letteratura è quello della struttura argomentale dei verbi in -化 huà: ad esempio, se Zhou (1991) propone che questi verbi possano essere divisi in tre classi, ovvero solo intransitivi, solo transitivi, e alternanti, Tang (2002) propone che la maggior parte dei verbi in -化 −huà disillabici siano alternanti, mentre quelli di tre o più sillabe non ammetterebbero sempre uso transitivo. In questa comunicazione presenteremo i risultati di uno studio della distribuzione e della struttura argomentale di un campione di verbi derivati in -化 huà nel corpus del Centre for Chinese Linguistics PKU, mostrando che, diversamente da quanto proposto in letteratura, non sembrano esserci derivati con uso solo intransitivo, mentre esistono in effetti verbi in -化 huà solo transitivi (ad es., 丑化 chǒu-huà‘diffamare, abbruttire’). Se la lettura transitiva (causativa) sembra essere dunque quella di base, mostreremo però come per alcuni derivati la lettura intransitiva (incoativa) sia dominante in termini di frequenza (ad es., 僵化 jiānghuà ‘irrigidirsi, irrigidire’). La nostra conclusione è che -化huà può formare sia verbi causati esternamente che internamente: i derivati per cui l’uso intransitivo è dominante sono causati internamente, e possono essere usati come causativi solo se l’evento può essere concepito come externally caused.

 

Bibliografia

 Arcodia, G.F. & Basciano, B. (2012), On the productivity of the Chinese affixes −兒 −r, −化 −huà and −頭 −tou. “Taiwan Journal of Linguistics” 10, 89-118.

Masini, F. (1993), The Formation of Modern Chinese Lexicon and its Evolution Toward a National Language. Berkeley: Project on Linguistic Analysis.

Tang, T. (2002), 漢語派生動詞‘……化’的概念結構與語法功能. “Zhongguo Yuwen Yanjiu” 13, 9-25.

 

Wang, L. (1980 [1957]), 漢語史稿. Beijing: Zhonghua Shuju.

 

Zhou, G. (1991), 也議帶後綴“化”的詞.“Hanyu Xuexi” 6, 12-15.

 

 

Ding Yingying (Alma Mater Studiorum – Università di Bologna)

 A corpus-based investigation of explicitation in translated Chinese

 The search for general universals in Translation Studies received a new impulse when Baker (1993) promoted the use of large electronic corpora as research method for exploring the linguistic features that render the translation language different from the language of native texts. By comparing a corpus of English translated and native texts Baker and her research team have put forward the hypothesis that translated texts are characterized by some universal features, namely simplification, explicitation, normalization and levelling-out.

The purpose of this study is to test whether explicitation applies to Chinese translations of Italian company websites. In order to achieve this aim, a comparable corpus of 100 company websites in native Chinese and translated Chinese has been developed and analyzed using the corpus analysis tool AntConc. The corpus-based study of the comparable Italian-Chinese corpus suggests that translated Chinese has a lower lexical density and makes more frequent use of conjunctions, then demonstrating a tendency for connective explicitation. The motivations underlying the translators’ choices are also investigated.

 

References

Baker, Mona (1993). Corpus linguistics and translation studies:implication and application. M.Baker, G.Francis and E.Tognini-Bonelli (eds.), Text and Technology:In honour of John Sinclair (pp 233-250). Amsterdam/Philadelphia: John Benjamins.

 

Baker, Mona (1995). Corpora in translation studies: An overview and some suggestions for future research. Target, vol 7(2): 223-243.

 

Bin Zou, Simon Smith and Michael Hoey (2015). Corpus Linguistics in Chinese Contexts. Basingstoke: Palgrave Macmillan.

 

Hu, Kaibao (2011). Introducing Corpus-based Translation Studies. Shanghai: Shanghai Jiao Tong University Press

 

Laviosa, Sara (2002). Corpus-based Translation Studies: Theories, Findings, Applications. Amsterdam/New York: Rodopi

 

Xiao, Richard (2010). “How different is translated Chinese from native Chinese? A corpus-based study of translation universals”. In International Journal of Corpus Linguistics, 15:1, 5–35.

 

 

Nazarena Fazzari (Università Cattolica del Sacro Cuore)

 Gli atti linguistici nei riti matrimoniali in Cina

 All’interno del rito matrimoniale nella Cina odierna, oltre agli atti performativi (Austin 1962) tramite i quali gli sposi realizzano la loro unione (wo yuanyi, ‛sì, lo voglio’), sono presenti altre forme di atti linguistici: da un lato nella forma scritta, come nell’onnipresente carattere del doppio xi,  ‘letizia’; dall’altro vi sono quegli atti suggeriti tramite omofonia da un oggetto presente sulla scena, ad esempio la formula augurale zaosheng guizi, ‘abbiate presto dei figli’ celata nella combinazione di datteri (zao), arachidi (sheng), longan (gui) e semi (zi).

Il presente studio si prefigge un’analisi qualitativa di quanto emerso sul fenomeno durante la ricerca di campo effettuata tra settembre e dicembre 2017 nella città di Langfang, Hebei, svoltasi in due modalità: osservazione sul campo tramite partecipazione a riti e felicitazione di 30 interviste semistrutturate su un campione tipologico a scelta ragionata, per un totale di 17 ore di registrazione, che trascritte hanno portato alla creazione di un corpus scritto di 217.000 caratteri cinesi. In base a quanto osservato, l’atto linguistico accompagnerebbe ciò che Van Gennep definiva “rito di passaggio” (Van Gennep 1909), da un lato con una funzione magica, derivante dalla ‛forza divina’ (shenli) della parola (Wang 2006), dall’altro con una funzione di ridefinizione dei nuovi ruoli sociali, scaturente dalla “forza socializzatrice” (Sapir 1949) della lingua. Particolare attenzione viene posta alle dimensioni giocose, magiche e sociali e alla localizzazione spazio-temporale degli atti linguistici.

 

Bibliografia:

 Austin John Longshaw, How to do things with words: The William James Lectures delivered at Harvard University in 1955, Oxford: the Clarendon Press, 1962

 

Sapir Edward, Cultura, linguaggio e personalità, Torino: Giulio Einaudi Editore, 1972  [1949]

 

Van Gennep, Arnold. I riti di passaggio. Passaggio della soglia, ospitalità, nascita, pubertà, fidanzamento, matrimonio, morte, stagioni. Torino: Bollati Boringhieri, 1992 [1909].

 

Wang, Ping. «Xieyin jinji de wenhua xinli toushe [Analisi della psicologia culturale dei tabu linguistici].» Xiuci xuexi, n. 3 (2006): 62-64.

 

PANEL 8: L’uso dei corpora nella ricerca linguistica teorica e applicata (II parte) Ca’ Dolfin – Aula 1 11.30 – 13.00

 

 Michele Mannoni (Università degli Studi di Verona)

 Un Approccio Corpus-Based alle Metafore Concettuali dell’Ingiustizia in Cinese (yuan )

 Oggetto del presente studio è indagare dal punto di vista della linguistica cognitiva e di quella dei corpora un’antica parola cinese, yuan (冤), il cui significato letterale ed etimologico di “curvo” (Xu Shen, ca. 121d.C.) sembra essere solo in apparenza molto distante da quello stragiudiziale più recente. Yuan viene infatti solitamente tradotto in italiano come “ingiustizia”, “errore giudiziario”, “torto”, e nella ridotta letteratura scientifica esistente sugli aspetti giuridico – culturali che caratterizzano tale termine (Pils 2011; Cao 2017, 65–100), yuan ricorre spesso all’interno di parole e sintagmi a prima vista semanticamente distanti dal termine stesso, quali per esempio xi (洗, lavare), xue (雪, neve), bai (白, bianco), jiao (叫, chiamare). Scopo di questa ricerca è indagare il termine yuan dal punto di vista cognitivo come Metafora Concettuale (MC; (Lakoff e Johnson 1980, 1999; Kövecses 2010; Kövecses 2016; Gibbs, Costa Lima, e Francozo 2004; Eggertsson e Forceville 2009; Winter 2014)), analizzando i pattern di metafore linguistiche rivelati dalle collocazioni di yuan quale nodo all’interno di zhTenTen11, uno dei corpora di lingua cinese di SketchEngine più consistenti (oltre 1,7 miliardi di parole), seguendo in parte l’impianto metodologico di Deignan (2005). L’indice statistico utilizzato a tal fine è logDice (Brezina 2018; Rychlý 2008), una variante di Dice. Lo studio mostra l’esistenza di varie MC legate alla nozione cinese di ingiustizia implicata da yuan, ancorché primarie (Grady 1997), embodied, e quindi universali (Kövecses 2016), tra cui ingiustizia è storta, ingiustizia è sporca, ingiustizia è buia.

 

Bibliografia:

 

Brezina, Vaclav. 2018. Statistics in Corpus Linguistics: A Practical Guide. Cambridge/New York: Cambridge University Press.

 

Cao, Deborah. 2017. «Yuan: Injustice as a keyword». In Chinese Language in Law – Code Red, 65–100. Maryland: Lexington Books.

 

Deignan, Alice. 2005. Metaphor and Corpus Linguistics. Amsterdam/Philadelphia: John Benjamins Publishing.

 

Eggertsson, Gunnar Theodór–Forceville, e Charles J. Forceville. 2009. «Multimodal Expressions of the HUMAN VICTIM IS ANIMAL Metaphor in Horror Films». In Multimodal Metaphor, a cura di Eduardo Urios-Aparisi, Gunnar Theodór–Forceville Eggertsson, e Charles J. Forceville, 429–49. Berlin: Mouton de Gruyter.

 

Gibbs, Raymond W., Paula Lenz Costa Lima, e Edson Francozo. 2004. «Metaphor Is Grounded in Embodied Experience». Journal of Pragmatics 36 (7): 1189–1210.

 

Grady, Joseph E. 1997. «Theories are buildings revisited». Cognitive Linguistics, n. 8: 267–90.

 

Kövecses, Zoltán. 2010. Metaphor: A Practical Introduction. 2a ed. New York, NY: Oxford University Press, USA.

 

Kövecses, Zoltán. 2016. Where Metaphors Come From: Reconsidering Context in Metaphor. New York: Oxford University Press.

 

Lakoff, George, e Mark Johnson. 1980. Metaphors We Live By. 2a ed Chicago and London: University of Chicago Press.———. 1999. Philosophy in the Flesh: The Embodied Mind and Its Challenge to Western Thought. New York: Basic Books.

 

Pils, Eva. 2011. «Taking Yuan (冤) Seriously: Why the Chinese State should Stop Suppressing Citizen Protests Against Injustice». Temple International and Comparative Law Journal 25 (2): 285–327.

Rychlý, Pavel. 2008. «A Lexicographer-Friendly Association Score». In Proceedings of Recent Advances in Slavonic Natural Language Processing, RASLAN 2008, a cura di Petr Sojka e Aleš Horák, 6–9. Brno: Masaryk University.

 

Winter, Bodo. 2014. «Horror Movies and the Cognitive Ecology of Primary Metaphors». Metaphor and Symbol 29 (3): 151–70.

 

Xu Shen (許慎). 121d.C. Shuo Wen Jie Zi (說文解字).

https://ctext.org/shuo-wen-jie-zi.

 

Chiara Piccinini (Università Cattolica del Sacro Cuore) Nazarena Fazzari (Università Cattolica del Sacro Cuore)

 Analisi delle funzioni delle particelle finali ba e ne 呢 in due corpora di cinese parlato

 Le particelle finali sono unità linguistiche che possono ricorrere a fine frase o anche in altri contesti con diverse funzioni, di solito nel parlato o in testi scritti che riportano il linguaggio orale (Li & Thompson 1981, Shei 2014). Le loro principali funzioni sono osservabili a livello semantico e pragmatico, perché ricorrono nel segmento finale di un enunciato o dopo un sintagma, per aggiungere informazioni diverse da quelle sintattiche o lessicali. Alcuni studiosi ne hanno dato una classificazione sintattico – pragmatica (Lü 2009), anche se la varietà dei contesti in cui queste particelle possono ricorrere rende difficile darne una definizione generale che comprenda tutte le tipologie di contesti. Non tutti gli studiosi sono concordi nel riconoscere a queste particelle una funzione di tipo testuale come segnali discorsivi (Feng 2008). Altri, invece, le annoverano tra queste unità linguistiche (Lee-Wong 2001, Shei 2014). Le particelle finali, ba 吧 e ne 呢 sono tra le più frequenti nel parlato e ricoprono funzioni discorsive legate al ruolo nell’interazione tra i parlanti e relative alla demarcazione del focus.

Nel nostro contributo, ci proponiamo di verificare le funzioni pragmatiche delle particelle ba吧 e ne 呢 in due corpora di dati da noi raccolti e analizzati tramite il software AntConc. Il primo corpus è una raccolta di conversazioni radiofoniche di studenti dell’università Fu-jen di Taipei, Taiwan. Si tratta di dialoghi su argomenti di attualità, medicina e interessi generali dei giovani studenti universitari. Gli intervistatori dialogano a volte con coetanei, altre volte un intervistatore pone domande ad adulti “esperti” dell’argomento trattato. In ogni puntata, della durata di un’ora circa, intervengono tre parlanti. Il corpus è costituito da 10 ore di registrazione ed è stato raccolto nel 2016. Il secondo corpus si basa su 30 interviste semistrutturate su un campione tipologico a scelta ragionata effettuate a Langfang, Hebei, nel 2017, al fine di raccogliere informazioni su tradizioni e riti nella Cina di oggi. Il corpus è costituito da un totale di 17 ore di registrazione. Nel nostro contributo si analizzano somiglianze e differenze tra le funzioni pragmatiche delle particelle ba 吧 e ne 呢 e se ne discutono le occorrenze nei due corpora, al fine di evidenziare da un lato le peculiarità delle differenti varietà linguistiche, dall’altro di metterne in luce i punti di contatto.

 

Bibliografia:

 Feng Guangmu, Pragmatic markers in Chinese, “Journal of Pragmatics”, 40, 2008, pp. 1687-1718.

 

Lee-Wong Song Mei, Coherence, focus and structure: The role of discourse particle Ne, “Pragmatics”, 11, 2001, 2, pp. 139-153.

Li Charles N. – Sandra A. Thompson Mandarin Chinese, A Functional Reference Grammar, University of California Press, Berkeley/Los Angeles/London 1981.

 

Lü Shuxiang, Xiandai hanyu babai ci 现代汉语八百词 [800 lemmi della lingua cinese moderna], Shangwu Yinshuguan, Beijing 2009.

 

Shei Chris, Understanding the Chinese Language, Routledge, New York 2014.

 

 

PANEL 9: Storia della Cina e storiografia cinese e occidentale: teorie, dibattiti, giudizi, interpretazioni e reinterpretazioni dalla dinastia Ming ad oggi

 

Ca’ Dolfin – Aula 1 9.30 – 11.00

 

Presentazione panel
Coordinatrice: Marina Miranda

Il presente panel si propone di esaminare alcuni importanti eventi storici e fenomeni socio-politici della Cina moderna e contemporanea, mettendoli in relazione con l’interpretazione che ne è stata offerta sia dalla storiografia più o meno coeva al periodo considerato, sia da quella successiva, considerando allo stesso tempo le eventuali reinterpretazioni rispetto alle esegesi precedentemente diffuse. Quest’ultimo aspetto è particolarmente rilevante alla luce delle profonde trasformazioni sperimentate dalla storiografia cinese a partire dagli anni ‘80 del Novecento, con il progressivo abbandono di alcuni dei paradigmi che hanno a lungo caratterizzato la tradizione marxista. Tali sviluppi devono essere rapportati alla ricezione in Cina di elaborazioni teoriche e contributi scientifici provenienti dall’estero, senza tralasciare allo stesso tempo il processo di interazione e influenza reciproca con la sinologia occidentale, che è riuscita così ad affrancarsi definitivamente da ogni residuo retaggio di eventuali prospettive eurocentriche.

Nel contesto metodologico e analitico appena accennato, si pongono, seppure con modalità diverse, gli otto interventi afferenti a questo panel, i quali affrontano problematiche storiche e storiografiche di ampio respiro, collocate in un arco temporale molto esteso, dal XVII al XXI secolo.

Il percorso tematico in oggetto prende avvio dall’epoca Ming, dalla questione dell’espansione marittima e navale dell’impero cinese, considerato invece a lungo dagli storici come una potenza prevalentemente continentale; nel suo esame, Patrizia Carioti delineerà le linee di sviluppo della storiografia cinese, giapponese e occidentale relativamente ad alcune delle questioni più discusse all’interno dei principali dibattiti avviati dagli specialisti del settore.

Ancora sul tardo periodo Ming è incentrato l’intervento di Elisa Giunipero, che analizzerà gli scambi culturali tra Europa e Cina tramite l’opera dei gesuiti e dei convertiti cinesi, in particolare attraverso il contributo di Xu Guangqi (1562-1633); una figura, questa, a lungo trascurata dalla storiografia cinese, ma che è stata riconsiderata dagli studi degli ultimi decenni, nell’ambito di un più ampio processo di rivalutazione dell’interscambio culturale con l’Occidente e del ruolo dei missionari.

In modo simile, lo scontro con le potenze occidentali nella seconda metà del XIX secolo costituisce un ambito su cui si è abbattuto da sempre il giudizio negativo della storiografia cinese di stampo marxista, mentre oggi tale tematica è utilizzata strumentalmente per alimentare il nuovo nazionalismo contemporaneo. Partendo dalle ricerche degli studiosi occidentali, Marina Miranda ne considererà l’influenza sulle reinterpretazioni effettuate da alcuni storici cinesi negli ultimi decenni, soprattutto in relazione alla risposta fornita dalla Cina e agli stimoli alla modernizzazione del Paese.

Su di un altro fenomeno di profonda trasformazione in campo politico e culturale verte l’esame di Sofia Graziani: esso sarà dedicato al Movimento del 4 maggio e all’interpretazione che ne è stata presentata ufficialmente dal PCC, finalizzata ad appropriarsi completamente della sua eredità politica. In tale prospettiva, sarà investigato il rapporto del Partito con la gioventù rivoluzionaria, con particolare attenzione all’istituzione della Giornata dei Giovani nel 1939.

Sugli anni ’40 si focalizza poi l’analisi di Guido Samarani, che approfondirà il periodo della Guerra di resistenza al Giappone e il suo ruolo e legame, piuttosto controverso dal punto di vista storiografico, con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale in Europa ed Africa e con la Guerra del Pacifico a partire dal 1941, alla luce dei diversi contributi di storici e analisti negli ultimi decenni.

Ai primi anni ’50 si sposta la relazione di Silvia Picchiarelli, che vaglierà l’introduzione del Sistema unificato di acquisto e vendita e l’avvio del movimento per la cooperazione agricola; riguardo a tali politiche, i recenti studi di alcuni autori cinesi hanno fornito un’interpretazione spesso discordante rispetto a quella ufficialmente diffusa, evidenziando aspetti finora poco noti sulle conseguenze di tali provvedimenti e la loro ricezione da parte delle masse contadine.

Ancora dagli anni ’50 parte il contributo di Simone Dossi, che si concentrerà sulle riforme militari effettuate in quel periodo, sconfessate però in breve tempo, fino all’inizio della Rivoluzione culturale. Il giudizio storico su di esse è stato però ribaltato nei primi anni ‘80, quando tali misure sono state prese a modello da Deng Xiaoping e hanno rappresentato poi un punto di riferimento anche nella nuova fase di riforma dell’EPL avviata nel 2015, rimanendo così oggetto di analisi da parte degli storici cinesi.

Di taglio decisamente contemporaneo è infine l’intervento di Paola Paderni, che valuterà in una prospettiva diacronica, rispetto a quanto avvenuto nel corso delle precedenti amministrazioni, i nuovi indirizzi che l’attuale leadership del Partito sta imprimendo agli studi storici, ai percorsi formativi universitari, ai programmi, alla manualistica,alla direzione delle principali riviste scientifiche e all’assetto degli istituti di ricerca, con pesanti ripercussioni sull’intera comunità accademica cinese.

 

 

Marina Miranda (Università di Roma “La Sapienza”)

La Cina e lo scontro con le potenze occidentali: alcune reinterpretazioni politiche e storiografiche

Il tema del ‘trauma’ e dell’umiliazione nazionale pare sia ormai il soggetto prevalente, la narrativa dominante della storia della Cina del XIX e XX secolo: estrapolando da essa gli eventi traumatici e mortificanti per raffigurare il vissuto collettivo di un’intera nazione, la leadership del PCC ne sta effettuando un uso esplicitamente strumentale in chiave nazionalista. Partendo dall’analisi di tale utilizzo, il presente intervento si soffermerà sui dibattiti relativi a una prospettiva “neo-tributaria” e alla rivisitazione delle categorie di Tianxia e dell’“ordine mondiale cinese”, senza trascurare le posizioni della precedente storiografia marxista. In contrapposizione a quest’ultima, verrà poi considerata la corrente storiografica che riesamina il periodo di fine epoca Qing e repubblicano alla luce del discorso sulla modernizzazione, ricercando le cause dell’arretratezza all’interno del Paese, piuttosto che all’esterno di esso e rivalutando il ruolo positivo svolto dall’influenza straniera sulla società cinese. Saranno quindi considerati i contributi di vari storici della RPC, tra cui quelli di Chen Mingyuan e Xiong Yuezhi della CASS, di Zhou Jiming e Cao Wen dell’Università del Popolo di Pechino, di Wang Limin dell’Università della Cina Orientale di Shanghai.

 

 

Guido Samarani (Università Ca’ Foscari Venezia)

 “Una questione controversa: la Cina e la Seconda Guerra mondiale. Aspetti storici e storiografici”

Benché nel corso degli anni l’impegno contro il persistere di forti approcci eurocentrici nell’analisi e valutazione della storia della Seconda Guerra mondiale, delle sue origini, sviluppi e conclusioni, abbia conseguito positivi risultati molto resta ancora da fare. La questione essenziale dalla quale muoverò nel corso del mio intervento non è quella di costruire una narrativa sinocentrica che si opponga e contrasti quella eurocentrica ma semmai di costruire assieme, in modo condiviso ed intrecciato, una visione storiografica che tenga conto equamente dei vari elementi e fattori in campo in quella fase storica, in Europa come in Africa ed in Asia. A tal fine, si cercherà di mettere in luce i vari momenti chiave del conflitto ed il ruolo essenziale che il teatro cinese (e più in generale quello asiatico) vi svolse.

 

Paola Paderni (Università di Napoli “L’Orientale”)

“Storia per la nuova era: Xi Jinping e lo studio della storia”.

A gennaio del 2019 è stata inaugurata l’Accademia (yuan) di storia cinese (Zhongguo lishi yanjiu yuan) dell’Accademia di Scienze sociali che ha riunito sotto una singola istituzione i precedenti istituti (suo) di Archeologia, Storia antica, Storia moderna, Storia del mondo, Storia delle frontiere cinesi e Storiografia e teoria storiografica, con a capo Gao Xiang (1963), professore di storia di Renmin Daxue, specialista della inquisizione letteraria del periodo Qing, ma anche successivamente a capo del dipartimento propaganda nel Fujian e vice capo del leading group per la sicurezza e l’informazione su internet. Questa è l’ultima in ordine temporale di una serie di iniziative che ha interessato il sistema per lo studio e la ricerca storiografica a tutti i livelli. Ad esempio la direttiva del Ministero dell’Istruzione del 2017 sui nuovi criteri da adottare per i corsi di storia delle scuole superiori che molto ha cambiato rispetto ad analoga direttiva emanata nel 2003. L’enfasi data dal PCC allo studio della storia e le conseguenti ricadute sul piano istituzionale sono ascrivibili a una serie di discorsi e pronunciamenti effettuati da Xi Jinping dalla sua ascesa come Segretario generale e che non trovano analogo riscontro nelle precedenti amministrazioni di Jiang Zemin e Hu Jintao. L’intervento intende dare conto di questa nuova enfasi che lo studio della storia ha assunto nella propaganda del PCC nel tentativo di legittimare la sua capacità di creare un discorso egemonico (huayuquan) efficace sia all’interno sia all’esterno.

 

 

 

Elisa Giunipero (Università Cattolica del Sacro Cuore)

 La figura di Xu Guangqi (徐光启, 1562-1633) tra storia e storiografia

 L’intervento si propone di delineare l’evoluzione delle letture che la storiografia occidentale e la storiografia cinese hanno espresso sulla figura di Xu Guangqi e sulla sua interazione con i missionari gesuiti presenti in Cina alla fine del periodo Ming. Innanzitutto verranno esaminati i primi profili biografici di Xu scritti da alcuni gesuiti europei nel XVII secolo e la storiografia occidentale di epoca Qing sul personaggio, sottolineando l’influenza di questi scritti sulla storiografia cinese del Novecento. L’intervento poi si concentrerà prevalentemente sulle contrastanti letture di Xu Guangqi date da autori cinesi nel XX secolo e all’inizio del XXI, con particolare riferimento agli studi – tra i tanti –  di Huang Jie, Wang Zhongmin, Zhu Weizheng e Li Tiangang. Si vuole ricostruire un ricco dibattito intorno a questa figura che diversi approcci e condizionamenti ideologici hanno portato nel tempo a interpretare in modi configgenti.

 

PANEL 9: Storia della Cina e storiografia cinese e occidentale: teorie, dibattiti, giudizi, interpretazioni e reinterpretazioni dalla dinastia Ming ad oggi
(II parte)
 

Ca’ Dolfin – Aula 1

 

11.30 – 13.00

 

 

Sofia Graziani (Università di Trento)

La ‘Giornata della Gioventù’ (qingnian jie) da Yan’an alla RPC: memoria storica, narrazione ufficiale e nuove tendenze storiografiche sul Movimento del Quattro Maggio

 Il presente intervento si propone di esaminare il Movimento del Quattro Maggio e la sua canonizzazione, con particolare attenzione alla creazione della Giornata della Gioventù nel 1939 e all’ “istituzionalizzazione” della memoria e del legame tra Quattro Maggio e gioventù rivoluzionaria. L’intervento intende discutere come tale movimento sia stato ricordato e interpretato dal Partito Comunista Cinese in diversi periodi storici e come il Partito si sia appropriato della sua eredità politica e abbia plasmato una memoria pubblica integrata nelle istituzioni e oggetto di commemorazioni ufficiali, utilizzando il ricordo strumentalmente per rafforzare la propria legittimità e instillare nei giovani i valori desiderati. Verranno, inoltre, delineate alcune delle nuove tendenze della storiografia cinese sul Movimento del Quattro Maggio.

 

 

Simone Dossi (Università degli Studi di Milano Statale)

 “Modernizzazione” e “regolarizzazione” delle Forze armate. Le riforme militari degli anni Cinquanta e la loro eredità

Negli anni Cinquanta l’Esercito popolare di liberazione (Epl) venne sottoposto a una complessiva riorganizzazione. A partire dal 1952 furono introdotti importanti provvedimenti di riforma, con il duplice obiettivo della “modernizzazione” (xiandaihua) e della “regolarizzazione” (zhengguihua). Solo pochi anni dopo, tuttavia, alla vigilia della Rivoluzione culturale, alcuni dei principali provvedimenti introdotti nel decennio precedente venivano disapplicati. Il giudizio sulle riforme militari degli anni Cinquanta sarebbe stato però ribaltato nei primi anni Ottanta, all’inizio di una nuova importante fase di riforme militari. La relazione intende esaminare le riforme degli anni Cinquanta, la loro disapplicazione negli anni Sessanta e la rivalutazione negli anni Ottanta. Si propone inoltre di evidenziare come ancora oggi – nella nuova fase di riorganizzazione dell’Epl avviata nel 2015 – le riforme degli anni Cinquanta rappresentino un punto di riferimento cruciale. Le fonti utilizzate includono due volumi sulla storia dell’Epl editi rispettivamente dall’Accademia delle scienze militari e dall’Università della difesa nazionale, nonché articoli pubblicati su due autorevoli riviste di storia militare, Junshi lishi e Junshi lishi yanjiu.

 

Silvia Picchiarelli (Università “Roma Tre”)

Il Sistema unificato di acquisto e di vendita attraverso alcuni recenti contributi storiografici

Il Sistema unificato di acquisto e di vendita, misura attraverso cui il governo cinese dall’autunno del 1953 assunse il monopolio sul commercio dei principali prodotti agricoli, è stato un tema finora trattato solo marginalmente dalla storiografia sia in lingua cinese, che occidentale, tanto da essere stato definito “uno dei più grandi enigmi” della storia della Repubblica popolare degli anni ’50. Tuttavia, i recenti studi di alcuni storici cinesi, tra cui Lei Yi, Yang Jisheng, Li Huaiyin, Xin Yi, Luo Pinghan, GaoWangling e Tian Xiquan, hanno contribuito a rivalutare l’importanza storica di tale politica, fornendone un’interpretazione contrastante rispetto a quella ufficialmente diffusa ed evidenziandone aspetti finora poco noti. Tra questi, la relazione che intercorre tra l’introduzione del Sistema e l’abbandono della strategia di Nuova democrazia, gli effetti economici e sociali da esso provocati nelle campagne e la sua ricezione da parte delle masse contadine.

 

 

Monica De Togni (Università degli Studi di Torino)

 Gandhi nella Cina del XX secolo

 Lo sguardo con cui si è osservato Mohandas Karamchand Gandhi (il Mahatma) in Cina ha mostrato una grande varietà di attitudini nei confronti della sua proposta nonviolenta. La grande stima e apprezzamento nei suoi confronti che caratterizza gli anni Venti, si è poi mutata in opposizione nel corso degli anni Trenta. La rivoluzione sembrava poter esser fatta solo ricorrendo alle armi e l’opposizione tra Gandhi e il Partito Comunista Indiano si ripresenta anche in Cina. Né la visita di Jiang Jieshi in India nel 1942 contribuisce a rendere Gandhi meglio accetto a chi vede nella prospettiva maoista la soluzione per i problemi del Paese. Con l’indipendenza indiana, la morte del Mahatma e l’istituzione della RPC, l’interesse per Gandhi sembra restare solo parzialmente vivo nel primo decennio, poi le voci tacciono, fino all’inizio degli anni Ottanta. Da allora l’attenzione non viene mai del tutto meno, anche in considerazione delle dinamiche del dialogo tra Cina continentale e mondo esterno. Il presente intervento delineerà quindi la ricezione delle idee del Mahatma in Cina nei diversi decenni del XX secolo, unitamente agli studi specialistici che hanno trattato del suo messaggio politico.

 

 

 

GIORNO 3

 7 settembre

 

PANEL 10: ANIMALIA, STORIA, DESCRIZIONE E TASSONOMIA DEGLI ANIMALI IN CINA Ca’ Dolfin – Aula 2 9.30 – 11.00

 

 Presentazione panel
Coordinatore: Paolo De Troia

 Il panel si propone come obiettivo quello di raccogliere interventi di vario genere e metodologia che trattino della storia, descrizione e tassonomia degli animali in Cina, o di testimonianze all’interno di testi cinesi della fauna dei paesi stranieri. I contributi analizzeranno le testimonianze scritte relative al regno animale in Cina e in lingua cinese, in un range temporale che spazia dai primi repertori lessicali di epoca Qin e Han, passando per le narrazioni geografiche e zoologiche di epoca Tang e Song, arrivando infine alle epoche Ming e Qing ai testi composti dai missionari europei. Si prenderanno in esame aspetti lessicali e filologici, storici, traduttivi, culturali relativi al regno animale.

 

 

Paolo De Troia – Gabriele Tola (Università di Roma “La Sapienza”)

 Xinxiu yingjing o Shinshū yōkyō? Falconeria cinese in Giappone nel IX secolo

Il presente intervento si concentra su un testo di falconeria, manoscritto, conservato in varie copie di diverse epoche in Giappone, intitolato Xinxiu yingjing新修鷹經 o, in giapponese, Shinshū yōkyō. Il testo è stato redatto nell’anno 818 ed è generalmente attribuito all’imperatore Saga (Saga tennō嵯峨天皇, 786-842; regno 809-823).

Il manoscritto, redatto in cinese, è un testo di falconeria pratica e di medicina veterinaria che descrive e spiega la pratica della falconeria, i diversi tipi di falco e la cura di alcune malattie che possono colpire questi rapaci.

Secondo Edward Schafer (1959), questo testo, sebbene apparso in Giappone nel IX secolo, potrebbe essere ciò che rimane dello Yingjing鷹經, il Classico dei falchi, il più antico testo di falconeria cinese risalente all’epoca Han ed oggi andato perduto (Sanguo zhi, Wei, juan 9).

Con questo intervento si fornirà una presentazione generale del manoscritto, delle sue edizioni e di alcune rielaborazioni posteriori e si cercherà di fornire alcune considerazione sull’ipotetica parentela con il testo di epoca Han attraverso l’esamina del suo contenuto e di altre fonti giapponesi e cinesi.

 

  

 

Chiara Bocci (Institut für Sinologie, Ludwig-Maximilians-Universität München)

 “Piume e pellicce” nello Youyang zazu酉陽雜俎(ca. 850) di Duan Chengshi 段成式. Breve presentazione del XVI juan dell’opera, con particolare attenzione al misterioso “Animale che s’inchina alla buona sorte” (jiequ 𤟎)

Lo Youyang zazu è una miscellanea, o meglio un “assortimento di prelibatezze”, che tratta degli argomenti più vari e disparati. Quest’opera merita attenzione, non soltanto come fonte d’intrattenimento, per le innumerevoli storie fantastiche e curiosità, ma anche per approfondire la conoscenza di alcuni aspetti della vita in Cina nel IX secolo.

All’interno dell’opera, divisa in 20 juan anteriori + 10 aggiuntivi, flora e fauna occupano un posto di rilievo. Il sedicesimo capitolo, in particolare, presenta 35 volatili per la categoria dei piumati (yu羽) e 21 quadrupedi in rappresentanza degli animali con pelliccia (mao毛). Fra questi ultimi si trova il cosiddetto jiequ: strano quadrupede avvicinato al li貍 (volpe o cane viverrino) o all’otaria (ta獺), menzionato proprio a partire dall’epoca Tang. Il misterioso jiequ colpisce per la straordinaria resilienza nel far fronte agli attacchi dell’uomo, e per la sua natura esotica.

Nel corso della presentazione si cercherà di fornire un quadro generale dei capitoli dedicati alla fauna nello Youyang zazu e, in particolare, delle vicende legate a questo animale affascinante, suggerendone possibili identità e provenienza.

 

 

Federico Valenti (Needham Research Institute, Cambridge)

 “Voli turbinanti e zampe palmate: le variopinte tassonomie ornitologiche nella lessicografia cinese all’alba dell’Impero”

 Questo intervento propone un’analisi di una possibile tassonomia proto-biologica del regno animale all’interno di testi lessicografici attestati dalla fine del periodo degli Stati Combattenti (481-221 a.C.) alla dinastia Han orientale (25-220 d.C.), con una particolare attenzione alle categorizzazioni relative al mondo ornitologico (le cosiddette “creature piumate” yu zhi chong 羽之蟲, Zhouli 周禮).

Le principali opere analizzate saranno l’antico glossario Erya 爾雅 (alcuni capitoli attestati già durante il III secolo a.C.), il primo dizionario cinese Shuowen jiezi説文解字 (ca. 100 d.C.), così come il primo dizionario dialettale Fangyan方言 (ca. 10 d.C.) e alcuni prontuari per studenti e scribi come il Cangjie pian 蒼頡篇 (II secolo a.C.) e il Ji jiu pian急就篇 (I secolo d.C.).

Attraverso queste fonti e grazie anche all’aiuto dei più recenti studi di ricostruzione fonetica (Baxter&Sagart 2014, Alex Schuessler 2011), questo intervento presenterà in primis il valore dei cosiddetti “marcatori di categoria”, ossia quei lessemi che hanno valore di iperonimo all’interno della tassonomia animale (chong 蟲 “animali generici”, yu 魚 “animali acquatici”, niao 鳥 “animali volanti”, shou 獸 “animali quadrupedi”, chu 畜“animali domestici”) e successivamente analizzerà ulteriori strategie di tassonomizzazione degli iponimi categorizzati dal lessema marcatore niao鳥.

 

 

PANEL 10: ANIMALIA, STORIA, DESCRIZIONE E TASSONOMIA DEGLI ANIMALI IN CINA

(II parte)

Ca’ Dolfin – Aula 2 11.30 – 13.00

 

 

 Victoria Almonte (Università della Tuscia)

 Gli animali sconosciuti (o semisconosciuti) alla Cina descritti nelle opere geografiche Song e Yuan

L’intervento propone un’indagine preliminare sulle descrizioni di alcuni animali non autoctoni dell’impero cinese, menzionati in tre opere geografiche di epoca Song e Yuan: Lingwai Daida岭外代答 (Notes from the lands beyond the Passes), Zhufanzhi诸蕃志 (Records of foreign people), Daoyi zhilüe岛夷志略 (A Brief Account of Barbarian Islands). Il lavoro presenta, in primis, il confronto tra le descrizioni dei tre autori e, successivamente, si focalizza sulla comparazione tra le fonti cinesi e quelle arabe, rimarcando le analogie descrittive (gli esempi riguardano animali provenienti dalle coste settentrionali e orientali dell’Africa, quindi fortemente influenzati dall’impero arabo-islamico).

Per ogni animale si tenterà di evidenziare i seguenti aspetti: origine e formazione del nome usato (delineandone l’evoluzione diacronica) e il contributo che la conoscenza araba ha apportato alla conoscenza geografica e zoologica dei cinesi.

 

 

Arianna Magnani (Università Ca’ Foscari Venezia)

  “嵩献英芝”: il tema del falco bianco, tra tradizione, poesia e innovazione nella pittura di Lang Shining郎世宁

 Gli animali, nella pittura europea Rinascimentale e Barocca, sono spesso carichi di valori simbolici la cui ispirazione deriva da testi classici greci, latini o biblici. Lo stesso parallelamente avviene nell’uso di animali nella pittura cinese, in cui alla rappresentazione figurativa corrisponde un mosaico di rimandi intertestuali al panorama culturale di appartenenza.

Il tema degli animali è anche spesso ricorrente nella pittura del gesuita Giuseppe Castiglione (1688-1766) dopo la sua “trasformazione” in Lang Shining 郎世宁, pittore di corte della dinastia Qing; si tratta come ben risaputo di una figura cardine nel processo di intermediazione culturale avviato dai Gesuiti fin dall’epoca Ming e primo Qing.

L’intervento si propone di analizzare il tema degli animalia attraverso la particolare evoluzione dello stile pittorico di Castiglione, dalla sua prima formazione in Italia fino al suo periodo maturo in Cina, in cui le tecniche stilistiche si fondono con la filosofia e cultura cinese. In questo processo di interazione risulta particolarmente emblematica la figura del falco bianco: topos artistico ricorrente sia nelle rappresentazioni figurative che poetiche della tradizione culturale cinese, è oggetto di frequenti riproposizioni nella produzione artistica del pittore gesuita. Attraverso l’imago del falcone, l’intervento andrà ad analizzare le influenze del contesto cinese di adozione e quello gesuitico ed europeo di formazione del pittore.

 

 

PANEL 11: DA OCCIDENTE A ORIENTE, CONTAMINAZIONE, IBRIDAZIONE E CIRCOLAZIONE DI IDEE NEL CONTESTO LETTERARIO SINOFONO Ca’ Dolfin – Aula 1 9.30 – 11.00

 

 Presentazione panel
Coordinatrice: Renata Vinci

 Il panel intende fornire una panoramica sulla circolazione di conoscenze e sui processi di rielaborazione che hanno interessato il contesto letterario cinese e taiwanese a partire dalle Guerre dell’Oppio fino all’epoca contemporanea. Partendo da un periodo in cui l’incontro tra Cina e Occidente produce una serie di grandi trasformazioni mirate in un primo momento all’ammodernamento scientifico e tecnologico, spostatesi poi verso un coinvolgimento intellettuale e culturale, saranno presi in esame fenomeni letterari caratterizzati da una sempre maggiore  ibridità e da spunti di innovazione provenienti da oltreconfine.

Nell’affrontare alcuni case studies selezionati come esempi del fenomeno oggetto di indagine in questo panel, il concetto di transculturalità e ibridità culturale (Lydia Liu, 1995) appare centrale nella costruzione di un flusso di idee e approcci che non è possibile semplicemente descrivere come effetto di una influenza monodirezionale da Ovest verso Est, ma come prodotto composito,risultato al contempo tanto di stimoli esterni e quanto di un originale apporto dell’esperienza e della tradizione del mondo sinofono (Shu Mei-shi, 2012).

In un percorso che si propone di seguire l’evoluzione storica della letteratura cinese, sarà quindi proposta un’analisi di alcuni aspetti e momenti di questa interazione culturale dalla fine dell’Ottocento fino alla più recente contemporaneità.

Prendendo come esempio il contributo del quotidiano Shenbao alla diffusione e rivalutazione del genere del xiaoshuo, Renata Vinci esplorerà l’esistenza di un atteggiamento dicotomico cheha accostato a una esplicita promozione della funzione sociale ed educativa della narrativa,attingendo prevalentemente dalla tradizione occidentale, una serie di strategie di localizzazioneadottate per compiacere i gusti dei lettori e garantire l’accettazione di un prodotto letterario moderno e innovativo, ma al contempo fortemente sinizzato.

Soffermandosi sulle prime decadi del Novecento, Rosa Lombardi, analizzerà l’introduzionee la ricezione del Naturalismo in Cina, prendendo il dibattito sulle teorie di Zola e il ruolo di MaoDun nella diffusione, trasformazione e sinizzazione del Naturalismo, come esempio di manipolazione e adattamento di idee e correnti straniere per rispondere a esigenze locali.

Continuando sul filone della letteratura di stampo realistico, Yang Zhiya esplorerà l’impatto delrealismo sovietico in Cina negli anni Trenta e il contributo della Lega degli scrittori di sinistraalla promozione, trasformazione e sinizzazione del realismo socialista.

Passando dalla letteratura realista a quella modernista e post-modernista, sul cui sviluppo l’eramaoista ha segnato un’irrimediabile demarcazione, Silvia Schiavi e Eugenia Tizzano analizzeranno l’introduzione e i processi di appropriazione delle due correnti letterarie tra Cina continentale e Taiwan: Silvia Schiavi prenderà in analisi il ruolo svolto dallo scrittore e regista taiwanese Liu Na’ou (1905-1940) nell’introduzione del Modernismo europeo e giapponese in Cina, mentre la metamorfosi dei concetti di postmodernità e postmodernismo, tradotti e adattati al contesto cinese attraverso il contributo di alcuni critici tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta sarà oggetto della presentazione di Eugenia Tizzano.

Chiudendo la panoramica con un genere letterario che inizia a muovere i suoi primi passi negli anni ’80, Martina Renata Prosperi descriverà il fenomeno del nature writing in ambitosinofono, analizzando alcuni case studies tratti dal contesto cinese e taiwanese, ed evidenziandoal contempo punti di contatto e interazione con i filoni del nature writing e dell’ecocriticismo ccidentali.

Questo sintetico viaggio lungo le rotte letterarie che hanno attraversato e attraversano i dueestremi del globo sarà quindi occasione per fornire un prospettiva aperta su una conformazionesempre nuova e malleabile del contesto letterario globale, in cui le idee viaggiano e si rigeneranoin maniera creativa e innovativa sulla base del materiale sociale e culturale a disposizione degliautori e della critica. In questo contesto in continua fermentazione, tanto l’Occidente quanto laCina sono stati e sono tuttora protagonisti e attori di questo processo di costante ridiscussione erinnovo di identità (Der-wei Wang 2017).

 

 

Renata Vinci (Università “Roma Tre”)

  Teorie e pratiche per una rivalorizzazione del xiaoshuo nella stampa periodica sul finire dell’Impero

 La prima teoria a sostegno del ruolo formativo della narrativa per una moderna società cinese risale al 1897, con Yan Fu and Xia Zengyou, a cui seguì tra gli altri Liang Qichao, con il suo noto saggio del 1902 Lun xiaoshuo yu qunzhi zhi guanxi. Tuttavia, nel 1872 lo Shenbao inaugurò la pubblicazione di racconti stranieri e già nel 1873 pubblicò un editoriale sull’importanza di leggere narrativa. Attraverso la pubblicazione e serializzazione delle prime traduzioni di letteratura straniera e di narrativa cinese, il quotidiano funse da catalizzatore per lo sviluppo e la rivalutazione del ruolo del xiaoshuo. Questo paper si propone quindi di illustrare come, attraverso un costante e attento bilanciamento tra promozione della funzione sociale della narrativa e strategie di localizzazione adottate per garantire l’accettazione di un prodotto letterario moderno e innovativo, lo Shenbao contribuì a delineare un nuovo e moderno panorama letterario nella Cina tardo imperiale.

 

 

Rosa Lombardi (Università “Roma Tre”)

 Il Naturalismo in Cina negli anni Venti del Novecento

Le dinamiche storiche e culturali che accompagnano la ricezione delle teorie naturaliste e la traduzione delle principali opere del Naturalismo nei primi decenni del Novecento. Gli scritti teorici, le prefazioni e postfazioni alle traduzioni cinesi di opere del Naturalismo francese, firmate da noti traduttori e scrittori dell’epoca e il ruolo attivo di Mao Dun nell’introduzione del Naturalismo e nel dibattito sui suoi aspetti teorici sembrano indicare una ben precisa scelta stilistica e contenutistica mirata alla formazione di un nuovo canone che rispondesse alle esigenze del periodo storico. Mi soffermerò in particolare sulla riflessione sulle teorie naturaliste e su come esse subirono un adattamento e sinizzazione per poter essere recepite in Cina.

 

 

Yang Zhiya (Università “Roma Tre”) 

Dal Realismo sovietico al Realismo cinese: contatti tra Russia e Cina negli anni Trenta del Novecento

 La letteratura cinese moderna si è sviluppata anche grazie alle molteplici interazioni culturali con l’estero, interazioni tra cui rientrano i primi contatti con la letteratura sovietica. Il mio studio si focalizza sull’impatto di quest’ultima sulla letteratura cinese degli anni Trenta del Novecento. Inizierò presentando in breve il Realismo socialista sovietico, per poi analizzare come questo venne recepito e rielaborato in Cina. Presenterò in particolare le modalità attraverso cui il realismo sovietico fu introdotto in Cina, facendo riferimento a opere di teorici e critici russi, tra cui Gor’kij, Lunačarskij e Tolstoj. Infine, analizzerò in che modo quest’ultimo fu promosso, trasformato e sinizzato da parte degli scrittori della Lega di sinistra.

 

 

Silvia Schiavi (Università “Roma Tre”)

 Da Tokyo a Shanghai: Liu Na’ou e la diffusione del ModAzernismo in Cina

A causa della lunga censura e della tarda riscoperta alla fine degli anni Settanta, il contributo significativo di Liu Na’ou (1905-1940) nello sviluppo della letteratura moderna cinese è tuttora poco noto. Nato a Taiwan durante l’occupazione giapponese (1845-1945) e formatosi in lingue straniere a Tokyo, negli anni Venti l’autore giunse a Shanghai, dove introdusse il Modernismo giapponese e le avanguardie occidentali del Novecento contribuendo in larga misura alla nascita e allo sviluppo di un movimento modernista locale. Riprendendo quanto affermato da Hill sulle modalità in cui le idee viaggiano nel mondo e sui fenomeni di contaminazione e ibridazione, il presente contributo intende analizzare le modalità di diffusione della corrente modernista della Nuova Sensibilità giapponese in Cina. In particolare, si prenderanno in esame i processi attuati da Liu Na’ou al fine di sinizzare il movimento, quali l’adattamento delle tematiche trattate dalla scuola giapponese al contesto cinese e la rimozione di argomenti distanti dalla realtà locale.

 

PANEL 11: DA OCCIDENTE A ORIENTE, CONTAMINAZIONE, IBRIDAZIONE E CIRCOLAZIONE DI IDEE NEL CONTESTO LETTERARIO SINOFONO (II parte) Ca’ Dolfin – Aula 1 11.30 – 13.00

 

 

Eugenia Tizzano (Università “Roma Tre”)

 Il Postmodernismo in Cina tra influenza esterna e ricezione creativa

 Il Postmodernismo arriva in Cina tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta sulla scia del dibattito iniziato in Occidente tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta. Secondo i critici, in Cina il discorso sul Postmodernismo si intreccia con diversi fattori, dando così vita, in ambito letterario e culturale, a diverse versioni metamorfizzate. Alcuni studiosi contemporanei, tra cui Yang Xiaobin, affermano che in letteratura si possa parlare di Postmodernismo già a partire dal 1985 in relazione alle opere di un gruppo di giovani scrittori che si differenziano da quelle dei modernisti. Il paper si propone di analizzare il percorso di introduzione e metamorfosi del Postmodernismo con particolare attenzione al modo in cui questo è stato rielaborato e adattato al contesto cinese, e, all’interno di questo processo di ricezione creativa, di illustrare il contributo della critica nella rilettura dell’avanguardia letteraria cinese in termini postmoderni.

 

 

Martina Renata Prosperi (Università “Roma Tre”)

 Nature writing ed ecocriticism in ambito sinofono: una selezione di punti di vista al di qua e al di là dello stretto di Taiwan

 Sviluppatasi dagli anni Ottanta del secolo scorso, l’ecoliterature sinofona conta quasi quarant’anni di storia e raccoglie nelle sue varie fasi e possibili definizioni una produzione che spazia dalla poesia, alla prosa saggistica, alla narrativa di finzione. Con un focus privilegiato su questi ultimi due generi, l’intervento si interroga sulla possibilità di interpretare l’ecoliterature sinofona (nonché l’ecocriticism, non solo sinofono, che la accompagna) come un campo di interazione per eccellenza, laddove il modello di una contaminazione reciproca, non più unidirezionale, meglio si confà a descriverne sia gli sviluppi storici, sia quelli attuali. Considerando la presenza di contributi sinofoni in pubblicazioni di portata internazionale, quali recenti testi di Scott Slovic e Ben Holgate, l’intervento ripercorre l’influenza che autori fra loro molto diversi, come Wei An, Syaman Rapongan e Wu Mingyi, tra molti altri, giocano sul profilarsi della situazione odierna, e individua possibili modelli per un’analisi che ne avvalori la vocazione globale.

 

ABSTRACT DELLE SESSIONI MISCELLANEE 

 

Ca’ Dolfin – Aula Magna

5 settembre

dalle 12.20

 

Flaminia Pischedda (Università di Oxford)

Divinazione numerologica: una possibile mappa strutturale per la classificazionedelmateriale paleografico relativo agli shuzi gua 數字卦.

Nel dicembre 1978, in occasione della conferenza di paleografia cinese tenutasi presso l’Università di Jilin, Zhang Zhenglang 張政烺 (1912-2005) offrì un’ipotesi di decifrazione delle iscrizioni numerali presenti sulle ossa oracolari rinvenute a Zhouyuan 周原 (Qishan 岐山, Shaanxi 陝西): i gruppi di sei numeri incisi in verticale dovevano rappresentare i cosiddetti shuzi gua 數字卦 (simboli divinatori numerali), antenati dei più noti sessantaquattro esagrammi simbolici che costituiscono il nucleo centrale dello Yijing 易經 (Classico dei Mutamenti), anche noto come Zhouyi 周易 (Mutamenti dei Zhou).

Nel corso degli ultimi decenni, esempi di shuzi gua sono stati riscontrati su una consistente quantità di materiale paleografico di vario genere – ossa oracolari, oggetti in bronzo e in terracotta, manoscritti su bambù e seta – datato dal tardo periodo Shang (商, ca. 1200-1046 a.c.) fino al periodo degli Stati Combattenti (戰國, 453-221 a.c.). Tali ritrovamenti, pur avendo permesso l’approfondimento degli studi sui metodi di divinazione della Cina pre-imperiale, hanno tuttavia sollevato diverse problematiche: in primo luogo, vi è la tendenza ad analizzare gli shuzi gua

unicamente attraverso la tradizione testuale del Classico dei Mutamenti; in secondo luogo, il termine shuzi gua è stato utilizzato indiscriminatamente per etichettare qualsiasi iscrizione o testo paleografico che presentasse una componente numerica.

Il presente intervento si pone l’obiettivo di decostruire il termine generico shuzi gua, proponendo una mappa strutturale per una preliminare categorizzazione di questo materiale eterogeneo. La mappa è costituita da tre criteri di valutazione – (1) pratico (2) linguistico (3) strutturale – e dei relativi tre livelli su cui ciascun criterio opera – (1) uso e aspetto estetico del supporto materiale (2) somiglianze linguistiche tra i diversi testi (3) struttura e contenuto del testo. È auspicabile che una tale categorizzazione possa contribuire a mettere in risalto l’unicità di questo materiale, che finora troppo spesso è stato relegato a una mera derivazione del Classico dei Mutamenti.

 

  

Ca’ Dolfin – Aula 2

5 settembre

16.30 – 18.00

 

 

Sabrina Ardizzoni (Università Alma Mater Studiorum Bologna) 

Le donne Hakka tra campagna e città: il caso delle pratiche neonatali nelle zone Hakka del Fujian occidentale

Tra le pratiche di appartenenza alla comunità Hakka, lo yuezi月子, il periodo di quarantena post-natale, è una delle pratiche non negoziabili che le donne mantengono sia nella stanzialità che nella migrazione, sia nella campagna, sia in ambiente urbano. Le regole dello yuezi sono legate all’alimentazione, all’isolamento della donna e del bambino e sono legati alle concezioni di cura del corpo della donna e del bambino.

Il presente studio, frutto di una ricerca sul campo svolta tra il 2014 e il 2018 in alcuni villaggi rurali Hakka del minxi, intende mettere in luce i significati sociali e di consolidamento dei legami intrafamigliari attribuibili ai rituali connessi alla pratica, in particolare nel rapporto tra la suocera e la nuora e le trasformazioni in atto nel corso dell’epoca moderna.

 

 

 

 

SESSIONE MISCELLANEA 1: linguistica, propaganda, traduzione

 

Ca’ Dolfin – Aula 2

5 settembre

 

9.30 – 11.00

 

 

 

Erica Cecchetti (Università per Stranieri di Perugia)

 Antonino Fantosati OFM (Trevi, Perugia 1842 – Hengzhou, Hunan 1900) e il piccolo catechismo in lingua cinese e romanizzata

Antonino Fantosati OFM (Trevi, Perugia 1842 – Hengzhou, Hunan 1900) fu un missionario francescano che trascorse gran parte della sua vita in Cina nella provincia dell’Hubei prima, dal 1867 al 1892, e nell’Hunan poi, dove fu Vescovo e Vicario apostolico fino al 1900, quando venne ucciso in occasione della “Rivolta dei Boxer”. L’intento del contributo è di presentare il piccolo catechismo in lingua cinese appartenuto al francescano umbro evidenziando da un lato, le caratteristiche del testo originale e, dall’altro, le strategie linguistiche adottate dal francescano nell’interazione con i destinatari della sua evangelizzazione.

Il piccolo catechismo in lingua cinese adottato da Fantosati, infatti, rappresenta una preziosa fonte letteraria poiché presenta una peculiare struttura tripartita che contiene, oltre alla versione originale del testo in lingua cinese, anche una traduzione del testo in latino e la corrispondente versione romanizzata che annota una pronuncia presumibilmente locale.

Il piccolo catechismo, quindi, oltre ad essere un documento inedito che delinea regole e modalità di trasmissione della dottrina cattolica adottate dal Vescovo nell’opera di evangelizzazione della Cina nella seconda metà del ‘800, costituisce anche una interessante testimonianza delle strategie linguistiche e comunicative adottate dai missionari nella quotidiana interazione con le proprie comunità di seminaristi e fedeli.

 

 

Martina Caschera (Università G. d’Annunzio Chieti – Pescara)

 Cartoni animati e propaganda. Il volto “animato” di Xi Jinping.

Tra il 2013 e il 2015, sei brevi animazioni (dongman duanpian动漫短片 o katong卡通) aventi Xi Jinping e le sue politiche come protagonisti sono state disseminate online. Questo fenomeno è esemplare dei primi passi compiuti dal discorso mediatico ufficiale verso una vera e propria riconfigurazione della governance di Internet in Cina, una politica che istituzionalizzava il dominio del Partito attraverso tutte le piattaforme mediatiche possibili (Bandurski, 2016). L’intervento proposto mira ad analizzare le modalità attraverso cui le principali “narrazioni ufficiali” (i.e. frames che riproducono i valori centrali dell’ideologia del partito) siano state riprodotte e diffuse attraverso i dongman动漫, nel quadro teorico del rapporto tra comunicazione, legittimazione e persuasione (Bondes e Hepp, 2013) e con gli strumenti della retorica visuale (Hill, 2004). Il risultato dell’analisi ha portato a dimostrare come questi particolari testi debbano essere considerati nell’ottica delle continuità mediatica (i.e. lo sviluppo diacronico dei processi mediatici), non solo come parte di un dialogo intermodale e di un processo discorsivo che avrebbe infine portato all’elaborazione della “policy dei 48 caratteri” (48 Zi fangzhen 48字方针) del 2016, ma anche come espressioni concrete del lavoro di adattamento della comunicazione ufficiale del PCC dal XX al XXI secolo.

 

Bibliografia

Bandurski, David, “Mirror mirror on the Wall”, China media project, 22 feb. 2016. http://chinamediaproject.org/2016/02/22/mirror-mirror-on-the-wall/

 

Bondes, Maria, e Heep, Sandra, “Conceptualizing the relationship between persuasion and legitimacy: Official framing in the case of the Chinese communist party,” Journal of Chinese Political Science 18, no. 4, 2013, pp. 317-334.

 

Brady, Anne Marie, Marketing Dictatorship: Propaganda and Thought Work in Contemporary China, Lanham: Rowman & Littlefield, 2008.

 

Chen Rudong, Xinxing xiuci chuanboxue lilun新兴修辞传播学理论 (New Rhetorical Communication Theory), Beijing: Beijing Daxue chubanshe, 2011.

 

Chou, Eugene, “China’s Propaganda Goes Viral. China is changing its propaganda (and censorship) tactics for the social media age.”, The Diplomat, 29 giu 2017. https://thediplomat.com/2017/06/chinas-propaganda-goes-viral/

 

Hill, Charles A., “The psychology of visual rhetoric,” in Defining Visual Rhetoric, Hill, Charles A. and Helmers, Marguerite, eds., Mahwah/London: Lawrence Erlbaum Associates, Publishers, 2004, pp. 25-40.

 

SESSIONE MISCELLANEA 2: letteratura classica, storiografia, daoismo  

Ca’ Dolfin – Aula Magna

6 settembre

 

14.30 – 16.00

 

 

Massimiliano Canale (Università di Napoli “L’Orientale”)

La lirica cinese come poesia tragica? Il caso di Yan Shu 晏殊 (991-1055)

Nel presente lavoro cercherò di proporre una definizione di tragedia in senso lato, secondo criteri quanto più possibile transculturali, e di interrogarmi sull’opportunità di applicare questo concetto alla poesia lirica ci 詞. A tal fine sarà analizzata, come caso di studio, l’opera di Yan Shu 晏殊 (991-1055), autore rappresentativo del primo periodo dei Song settentrionali (960-1127), evidenziando i principali conflitti tragici ravvisabili nella sua lirica ed esaminandoli alla luce della nozione di tragedia definita inizialmente. Si auspica così di comprendere meglio in quale misura la lirica ci possa essere considerata poesia tragica, facendo anche riferimento al noto dibattito sull’assenza della tragedia nella letteratura cinese, contaminato da un pregiudizio eurocentrico. Si sosterrà al contrario la tesi secondo cui il tragico è un elemento importante nella letteratura cinese tradizionale, dove assume caratteristiche diverse da quelle cui siamo abituati nella civiltà occidentale.

 

 

 Luca Stirpe (Università “G. d’Annunzio” di Chieti – Pescara)

 Fluttuazioni del sé poetico nelle liriche di Li Yu 李煜 (937-978)

Una prospettiva interessante per analizzare e comprendere l’evoluzione delle arie ci è la progressiva appropriazione del genere da parte dei letterati. Documentabili almeno a partire dal VII secolo in seguito ai ritrovamenti di Dunhuang come testi anonimi nati in ambito popolare e destinati alla realizzazione musicale e canora, già in tarda epoca Tang letterati del calibro di Wen Tingyun 溫庭荺 e Wei Zhuang 韋莊 compongono poesie per arie ci,che in seguito divengono il  genere preferito di poeti quali Li Yu 李煜 durante il periodo delle Cinque Dinastie o di Su Shi 蘇軾 e Li Qingzhao 李清照 durante l’era Song. L’appropriazione comporta inevitabilmente una trasformazione. Se da un lato l’elemento musicale tende a perdere di rilievo, dall’altro si può osservare un progressivo emergere della componente lirica, intesa come espressione dei sentimenti del poeta nella dimensione del presente, espressione che può essere diretta o mediata dalla realtà esterna che comunque viene percepita e modellata sul sé poetico. Le arie di Li Yu si trovano esattamente al centro di questo percorso, con esempi ancora legati alle convenzioni tradizionali del genere ed altri in cui prorompe e predomina l’io poetico.

 

 

Maddalena Barenghi (Ludwig-Maximilians-Universität München)

 Origine, migrazione e identità degli Shatuo: un approccio critico alle fonti (IX-XI sec.)

Gli storici del periodo medievale hanno affrontato ampiamente vari aspetti del rapporto tra l’impero Tang (618-907) e l’Asia centrale. Tuttavia, l’idealizzazione del primo periodo Tang come “cosmopolita” ha portato alcuni a considerare la società cinese nel periodo di transizione Tang-Song (post-755) come più culturalmente omogenea, marginalizzando il ruolo di realtà di frontiera. Un aspetto poco studiato è la rappresentazione storica dei turchi Shatuo, un gruppo militare eterogeneo, principalmente turcofono, che svolse un ruolo chiave negli eserciti provinciali Tang e fondò tre dei cinque regimi settentrionali della prima metà del decimo secolo (Cinque Dinastie). Il presente studio analizza le implicazioni socio-politiche della storiografia tradizionale nella narrazione delle origini e della migrazione degli Shatuo, confrontando tre fonti prodotte in periodi storici diversi: 1) l’epitaffio tombale di Li Keyong (856-907); 2) il capitolo “Wuhuang ji” (Annali dell’imperatore marziale [Li Keyong]) del Jiu Wudai shi; 3) lo “Shatuo liezhuan” (Shatuo Memoir), capitolo 218 del Xin Tang shu. La presente analisi discute inoltre il racconto della migrazione degli Shatuo dai territori a nord di Beizhou (Xinjiang) allo Hedong (Shanxi) all’inizio del nono secolo, sostenendo che tale narrazione è stata rielaborata nello “Shatuo liezhuan” in modo tale da creare un’immagine “barbara” degli Shatuo.

 

  

Jacopo Scarin (Università Ca’ Foscari Venezia)

“Interazioni e mutue influenze tra la tradizione taoista Longmen del Palazzo Tongbai e le istituzioni taoiste della Cina sudorientale”

Il mio intervento si concentrerà sulle comunità taoiste longmen 龍門 dello Zhejiang e del Jiangsu durante il XVIII secolo. In questa sede mi dedicherò soprattutto alla ridefinizione del concetto di Taoismo longmen e alla rilevazione della rete di relazioni tra le diverse comunità appartenenti a questa tradizione. Longmen è attualmente la tradizione monastica taoista più diffusa nella Cina continentale, ma sono ancora molti gli interrogativi sulle sue origini e sul processo che la portò a tale diffusione a partire dalla fine del XIX secolo. Uno dei momenti chiave della diffusione delle comunità longmen è la ricostruzione del Palazzo Tongbai 桐柏宮 di Tiantai 天台 (Zhejiang) per ordine dell’imperatore Shizong 世宗 (r. 1722-1735), conclusasi nel 1736. Da quel momento, il Palazzo divenne un importante centro che contribuì alla formazione di una rete di istituzioni taoiste a Hangzhou, Yuhang, Huzhou, Suzhou, Wuxi e Taizhou. Tramite l’analisi storica delle informazioni biografiche dei taoisti longmen, dei testi trasmessi all’interno delle loro comunità e delle tradizioni rituali da loro praticate, proporrò uno studio critico di tale fenomeno che si discosta parzialmente, ma in modo significativo, dalla concezione del taoismo longmen diffusa nell’ambiente accademico contemporaneo.

 

 

 

SESSIONE MISCELLANEA 3: archeologia, storia missionaria

 

Ca’ Dolfin – Aula 1

6 settembre

 

14.30 – 16.00

 

 

Chiara Visconti (Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”)

Frammenti di Cina nella penisola arabica: il sito di Al Baleed

L’antica città di Al Baleed, nota in epoca medievale come Zafar, sorge sulla costa meridionale dell’Oman. Le indagini archeologiche sul sito, che occupa una superficie di 64 ettari, sono riprese nel 2016 con gli scavi della cittadella fortificata che domina l’insediamento. Sebbene i lavori siano ancora in corso, hanno già permesso di datare le fasi di abbandono del sito tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo e di identificare il periodo di massimo splendore della città tra il XIII e il XV secolo. È, infatti, in quest’epoca che il porto di Al Baleed si contraddistingue sulla scena del commercio internazionale, soprattutto grazie all’esportazione di incenso e cavalli. È sempre in quest’epoca che nella città iniziano ad arrivare ceramiche dalla Cina e dall’Asia Orientale, rappresentate nel deposito archeologico in notevole quantità e, spesso,  attraverso esempi di splendida fattura.

In questo intervento è presentato il corpus di ceramica cinese rinvenuto finora all’interno della cittadella fortificata, lo studio del quale si sta rivelando di fondamentale importanza per  la ricostruzione cronologica del sito.

 

  

Nicoletta Celli (Università di Bologna)

 Una mensa delphica per il letterato: indagine su una possibile diffusione di un tavolino romano e il suo adattamento nell’arredamento cinese

Durante il periodo medievale (III-VI secolo), nei contesti funerari cinesi, compare all’improvviso un poggia braccio dall’inconsueta forma curva, sorretto da tre gambe a forma di zampe di animale. Gli esemplari figurano a partire dal IV secolo, sia tra le riproduzioni in ceramica, sia nelle rappresentazioni dipinte delle tombe. Un secolo più tardi l’oggetto diviene un elemento distintivo dell’iconografia di Vimalakīrti nel celebre dibattito con Mañjuśrī, e insieme ad altri elementi del mobilio cinese è impiegato per definire l’ambiente e lo status dello studioso in ritiro. Nonostante sia da sempre considerato un modello autoctono, diversi indizi suggeriscono un’origine al di fuori del mondo cinese, segnatamente da un prototipo romano.

 

 

Raissa De Gruttola (Università degli Studi di Perugia, Università degli Studi di Enna “Kore”)

 Missioni francescane e Islam in Cina: analisi del Brevis apparatusdi Carlo da Castorano (Pechino 1725)

Nel 1725 un missionario francescano a Pechino scriveva: “qui si moltiplicano i musulmani cinesi, si mostrano in pubblico e costruiscono e frequentano le moschee: nessun prefetto o mandarino li contraddice né l’imperatore cinese lo proibisce”. Il testo, conservato nella Biblioteca della Pontificia Università Antonianum di Roma, recante il titolo Brevis apparatus et modus agendi ac disputandi cum Mahumetanis, in duas partes diuisus fu redatto dal francescano p. Carlo Orazi da Castorano, al momento della stesura missionario in Cina da venticinque anni e da circa dieci vicario del vescovo di Pechino. Il presente intervento intende analizzare la posizione nei confronti dell’Islam di un missionario cattolico al tempo attivo nel dibattito sui riti cinesi, come studio preliminare a una più approfondita analisi del testo e delle sue implicazioni per comprendere contatti, scambi e rapporti tra cattolicesimo e Islam nella Cina dell’epoca.

 

 Vincenza Cinzia Capristo

Aspetti del missionariato cristiano nella Cina nazionalista: M.me Chiang Kai-shek (Jiang Jieshi) e le Missioni

Se in Cina i protestanti si interessarono molto alla vita sociale del paese incontrando il benestare degli intellettuali cinesi, anche i cattolici e i cristiani, in generale, cercarono sia pur in un secondo momento contatti con le classi colte. Se la criticità avanzata ai cattolici fu proprio il mancato dialogo con gli intellettuali e con le autorità politiche di questo paese, tuttavia, non mancarono appoggi da parte di esponenti dell’élite cinese nei confronti della cristianità. Quello che si riteneva importante erano i legami sociali e il ruolo svolto dalle strutture associative, partendo dalla dimensione familiare, valorizzando così il nesso tra società civile e religiosa. Questo modus operandi ben presente nei protestanti poteva favorire certamente quel processo di integrazione sociale tra missione e società civile, con rapporti solidaristici, tanto agognato dalla Chiesa cattolica nel processo di evangelizzazione della Cina. La dimensione partecipativa alle istituzioni politiche avrebbe certamente portato ad un allargamento dello spazio sociale favorendo il dialogo con le élite del paese. Particolare attenzione sarà riservata in questo breve saggio alla figura di Soog May-ling (Soog Meiling), prima e dopo il suo matrimonio con Chiang Kai-shek (Jiang Jieshi), e alle modalità con le quali ella organizzò e realizzò la funzione di inclusione sociale con le confessioni religiose e soprattutto con le missioni cattoliche attraverso iniziative di solidarietà. Considerare la comunità religiosa come comunità sociale è stato il punto di forza di M.me Chiang Kai-shek, fattore questo di potenziale sviluppo per la Chiesa in Cina.

 

 

 

SESSIONE MISCELLANEA 4: letteratura e cinema

 

Ca’ Dolfin – Aula 2

6 settembre

 

14.30 – 16.00

 

 

Valeria Varriano (Università di Napoli “L’Orientale”)

 L’idea sociale del criminale e la narrativa giudiziaria cinese

L’intervento intende descrivere il percorso attraverso il quale, la cultura cinese tradizionale e successivamente quella contemporanea, grazie alla narrativa giudiziaria, sceglie l’aspetto del criminale inteso come nemico della società. Dopo aver individuato la figura del giudice come elemento rigeneratore dell’armonia distrutta da un delitto, che opera proprio a partire dalla scelta del nemico, dalla sua individuazione e, infine, eliminazione, l’intervento si concentra sull’analisi di un doppio processo che si produce nella cultura cinese. Da una parte, infatti, il giudice dei racconti definisce il nemico a partire dalla definizione di cosa sia ordine, di quali siano gli elementi di disarmonia e di disordine, dall’altra nella Cina contemporanea il giudice, perse le vesti immaginifiche dell’immaginazione letteraria, indossate quelle traslucide e iconiche delle serie televisive, trova nella scelta del suo nemico la forza di creare l’armonizzazione fittizia a tensioni reali di un presente cronachistico.

 

Li Ying (Università degli Studi Internazionali di Roma)

L’arte registica di Ren Ming

Il mio contributo analizza gli elementi caratterizzanti dell’arte registica di Ren Ming, uno dei più significativi e apprezzati registi del ventunesimo secolo. Regista eclettico e di idee innovative, Ren Ming ha messo in scena opere molto diverse fra loro, affrontando generi diversi ed elaborando una concezione personale del teatro realista caratterizzato dalla perfetta armonia fra tradizione e modernità. In particolare va ricordata la sua regia delle cosiddette “opere dal sapore di Pechino”, come I signori di Pechino (1995) o Ritratto di famiglia (2005) che restituiscono la cultura, il dialetto, le abitudini e le atmosfere della capitale, unendo in modo innovativo le tecniche del realismo occidentale a quelle dell’opera tradizionale cinese. Interessante anche la sua regia sperimentale con l’uso di manichini di opere del teatro dell’assurdo come Aspettando Godot o di opere tradizionali cinesi come Io amo i fiori di pesco.  Nel complesso lo studio cerca di dare un ventaglio ampio delle sue messe in scena, studiando le soluzioni registiche di Ren Ming e le sue teorie .